Un'indagine dell'AGCM potrebbe rappresentare un cambiamento cruciale nella protezione dei diritti dei lavoratori in Italia.
Recentemente, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) ha avviato un’istruttoria riguardante un presunto accordo dicartellonel mercato del lavoro, un argomento che fino ad ora è stato poco esplorato nella legislazione italiana. Questo intervento rappresenta un punto di svolta, poiché per la prima volta si discute esplicitamente di pratiche collusive che potrebbero influenzare negativamente l’assunzione di personale qualificato.
L’istruttoria è stata avviata in seguito a una segnalazione che ha messo in luce possibiliaccordi, sia formali che informali, tra alcune aziende della cosiddetta “packaging valley” in Emilia. Questi accordi sarebbero finalizzati a ostacolare la concorrenza per l’assunzione di lavoratori specializzati, impedendo la sottrazione di personale tra le varie imprese. Se confermati, tali comportamenti violerebbero le normative antitrust europee, che vietano esplicitamente le restrizioni alla concorrenza.
Tradizionalmente, la legislazione in materia di concorrenza si è concentrata su aspetti comeprezzi,quantitàequote di mercatonel settore dei beni e servizi. Il mercato del lavoro, invece, è stato spesso considerato un ambito separato, regolato solo dal diritto del lavoro e dalla contrattazione collettiva. Tuttavia, questo approccio è ormai obsoleto, poiché anche il mercato del lavoro può subire l’influenza di pratiche collusive tra datori di lavoro.
Gli accordi dinon assunzione, noti anche comeno-poaching agreements, limitano le opportunità per i lavoratori, riducendo le loro scelte in termini di impiego. Questo comportamento rafforza il potere dimonopsoniodelle imprese, che possono così influenzare salari e condizioni lavorative a loro favore. Il risultato finale è spesso una compressione dei salari e una minore mobilità lavorativa, con effetti negativi sull’assegnazione delle competenze e sull’innovazione.
Un ulteriore problema legato a questi accordi è la loroopacità: i lavoratori non sono a conoscenza di tali pratiche, rendendo difficile per loro comprendere le motivazioni dietro i rifiuti delle candidature.
Questa iniziativa dell’Agcm segue di poco tempo la decisione della Commissione Europea che ha multato aziende comeDelivery HeroeGlovoper pratiche collusive, inclusi accordi di non sottrazione reciproca di dipendenti. Questo caso rappresenta il primo riconoscimento ufficiale che un cartello nel mercato del lavoro può costituire violazione dell’articolo 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea.
Negli Stati Uniti, l’attenzione verso le pratiche antitrust nel settore del lavoro ha una storia più lunga. Già nei primi anni 2000, il Dipartimento di Giustizia statunitense aveva preso provvedimenti contro accordi di non assunzione tra grandi imprese della Silicon Valley. Un esempio significativo è rappresentato dalle email scambiate tra Steve Jobs e il CEO di Google, Eric Schmidt, riguardanti tali pratiche.
Inoltre, l’attenzione si è estesa anche alleclausole di non assunzionenei contratti di franchising, la cui abolizione in alcuni casi ha portato a un aumento dei salari per i lavoratori coinvolti. Anche in Italia si sono riscontrate simili clausole di non assunzione senza ancora un intervento dell’Agcm.
Il procedimento avviato dall’Agcm si concentra su un segmento specifico e altamente specializzato del mercato del lavoro. Questa specializzazione, tuttavia, ne aumenta l’importanza generale. Neimercati locali, caratterizzati da alta concentrazione e competenze non facilmente trasferibili, anche accordi apparentemente limitati possono avere conseguenze durature e significative.
Se l’istruttoria confermasse l’esistenza di un cartello, questo caso potrebbe stabilire un’importanteprecedente, evidenziando che la concorrenza deve essere tutelata non solo a favore dei consumatori, ma anche dei lavoratori. Anche in assenza di sanzioni, l’attenzione posta su tali pratiche può avere un effetto deterrente e stimolare una riflessione più ampia sulle norme che regolano la mobilità lavorativa.
L’istruttoria è stata avviata in seguito a una segnalazione che ha messo in luce possibiliaccordi, sia formali che informali, tra alcune aziende della cosiddetta “packaging valley” in Emilia. Questi accordi sarebbero finalizzati a ostacolare la concorrenza per l’assunzione di lavoratori specializzati, impedendo la sottrazione di personale tra le varie imprese. Se confermati, tali comportamenti violerebbero le normative antitrust europee, che vietano esplicitamente le restrizioni alla concorrenza.0
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