La chiusura di InfoJobs Italia rappresenta un cambiamento fondamentale nel panorama delle piattaforme di ricerca lavoro.
Il 12 novembre 2025 rappresenta una data significativa nel panorama della ricerca di lavoro in Italia: la chiusura di InfoJobs Italia entro la fine dell’anno. Questo evento non è solo un semplice annuncio, ma un chiaro segnale del cambiamento in atto nel modo in cui i professionisti e le aziende interagiscono nel mercato del lavoro.
La notizia ha suscitato riflessioni su come le piattaforme di recruiting stiano affrontando le nuove esigenze di candidati e datori di lavoro. Da un lato, l’evoluzione della ricerca di lavoro è evidente; dall’altro, la difficoltà delle piattaforme generaliste nel mantenere un valore competitivo è diventata sempre più chiara.
In Italia, il mercato del lavoro non brilla per dinamismo. Secondo l’OECD, all’inizio del 2025, i salari reali erano ancora inferiori del 6,9% rispetto ai livelli pre-pandemia. Questo trend negativo è particolarmente preoccupante, considerando che l’Italia è l’unico paese dell’Unione Europea in cui i salari reali sono diminuiti dal 1990 ad oggi.
In un contesto in cui la produttività è stagnante e i salari sono fermi, le piattaforme di ricerca lavoro rischiano di diventare semplici connettori di povertà, piuttosto che strumenti di opportunità. Le aziende, con budget limitati, cercano professionisti con poche aspettative, creando un circolo vizioso che non favorisce l’innovazione né il miglioramento.
InfoJobs, che si era autoproclamata la piattaforma numero uno nel settore, dimostra come sia fondamentale per le aziende comprendere il mercato di riferimento anziché affidarsi a facili autocelebrazioni. La chiusura rappresenta un campanello d’allarme per altri aggregatori che non riescono a distinguersi nel panorama affollato delle offerte di lavoro.
Nonostante il contesto sfavorevole, le piattaforme non sono destinate all’estinzione. Al contrario, devono rivedere il loro approccio. La chiave per il successo sta nel diventare attori attivi all’interno dell’ecosistema lavorativo. Le piattaforme dovrebbero trasformarsi in network professionali capaci di generare interazioni significative tra aziende e candidati.
Le piattaforme con maggiori probabilità di prosperare sono quelle come LinkedIn e Glassdoor, che offrono strumenti predittivi per il recruiting. Queste piattaforme permettono alle aziende di costruire un’immagine più solida della propria organizzazione e ai candidati di conoscere la cultura aziendale attraverso recensioni anonime di ex dipendenti.
È evidente che una piattaforma di recruiting efficace deve andare oltre la semplice pubblicazione di annunci. Deve anche promuovere relazioni che migliorino la consapevolezza e la posizione dei candidati nel mercato. La chiusura di InfoJobs Italia serve quindi come monito per tutti gli aggregatori che non riescono a evolversi e a soddisfare le reali esigenze del mercato.
Guardando oltre i confini nazionali, la situazione di InfoJobs in Spagna offre una prospettiva interessante. In quel paese, la piattaforma rimane leader nel settore del recruiting e continua a attirare investimenti significativi. La differenza sta nella maggiore mobilità professionale e nella cultura digitale più sviluppata, che favorisce un modello di business più robusto.
In Italia, invece, la realtà è diversa. La struttura del mercato del lavoro, caratterizzata da contratti precari e stagnazione salariale, rende difficile per le piattaforme generaliste emergere. Senza un contesto favorevole, la tecnologia non può fare miracoli; l’innovazione richiede un ambiente fertile per crescere e prosperare.
La notizia ha suscitato riflessioni su come le piattaforme di recruiting stiano affrontando le nuove esigenze di candidati e datori di lavoro. Da un lato, l’evoluzione della ricerca di lavoro è evidente; dall’altro, la difficoltà delle piattaforme generaliste nel mantenere un valore competitivo è diventata sempre più chiara.0
La notizia ha suscitato riflessioni su come le piattaforme di recruiting stiano affrontando le nuove esigenze di candidati e datori di lavoro. Da un lato, l’evoluzione della ricerca di lavoro è evidente; dall’altro, la difficoltà delle piattaforme generaliste nel mantenere un valore competitivo è diventata sempre più chiara.1
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