(Adnkronos) – Il sindaco di Lucca, Mario Pardini, prende posizione sulle polemiche che da mesi investono la sua concittadina Beatrice Venezi, recentemente nominata direttore musicale stabile del Teatro La Fenice di Venezia, incarico di cui prenderà possesso nel prossimo mese di ottobre. Un dibattito acceso che, secondo Pardini, rischia di travalicare i confini del confronto artistico per scivolare "nella censura preventiva". "Propongo che il dibattito si sposti sui fatti concreti e sui risultati artistici: giudichiamo Beatrice per quello che farà alla Fenice, non per pregiudizi o opinioni altrui", afferma il primo cittadino della città toscana dove la direttrice d'orchestra è nata 35 anni fa. Pardini, in un'intervista all'Adnkronos, annuncia anche la volontà concreta di organizzare a Lucca un'iniziativa pubblica sulla scia del caso Venezi che possa valorizzare il talento italiano e aprire un dialogo diretto tra artisti e cittadini. "Sarebbe un'occasione concreta per dimostrare che la cultura è patrimonio di tutti, lontano da polemiche preconcette, e per dare spazio al merito e alla creatività", spiega il sindaco. Il sindaco di Lucca osserva di vivere le polemiche che coinvolgono Venezi "con grande rispetto per le istituzioni culturali coinvolte, ma anche con crescente preoccupazione dovuta ai tempi ed ai toni con cui viene contestata la nomina". "Quando una professionista viene messa sotto accusa prima ancora di essere giudicata sul campo, non siamo più nel terreno del confronto artistico, ma in quello della censura preventiva – dichiara Pardini – Si può dissentire – ed è legittimo farlo –, ma qui si sta andando oltre: a Beatrice Venezi viene contestato il diritto stesso di svolgere il proprio lavoro. Questo, da sindaco e da cittadino, non posso accettarlo. Sarà il suo percorso alla Fenice a parlare, non le polemiche costruite prima". Riguardo alle accuse legate al fatto che Beatrice Venezi sia giovane, donna e di orientamento politico di destra, Pardini sottolinea come i fatti parlino chiaro. "Io non amo le semplificazioni, ma credo nella verità dei fatti, che nel caso di Beatrice Venezi raccontano due pesi e due misure di giudizio, di un 'prima' e di un 'dopo' la manifestazione delle sue idee politiche – osserva il sindaco di Luccca – Nel 2018 è stata inserita da Forbes Italia tra le 'Under 30' più influenti del Paese. È stata anche chiamata come co-conduttrice del Festival di Sanremo. Tutti la apprezzavano. All'epoca era considerata all'unanimità un giovane talento emergente, un'eccellenza italiana, un esempio positivo. Dopo, all'improvviso, il giudizio è cambiato, in particolare quello degli ambienti artistici. Queste sono evidenze e devono far riflettere in un contesto di estremizzazione dello spirito critico – sostiene Pardini – Perché se in un paese democratico la misura della valutazione di un artista o di un professionista cambia sulla base delle sue idee, allora abbiamo un grande problema". "Il giudizio sul merito – sostiene Pardini – dovrebbe restare l'unico criterio e non può ribaltarsi a seconda delle stagioni politiche, soprattutto in contesti basati su libertà espressiva e talento come il mondo dell'arte. Perché quando le etichette diventano la base per accedere o essere preclusi ad un percorso professionale artistico, a perdere non è una persona, ma la credibilità del dibattito culturale stesso". Ma cosa può fare Lucca di fronte alla contestazione che vede l'Orchestra della Fenice dubitare delle capacità artistiche di Venezi? Pardini lo chiarisce senza esitazioni: "Partendo dalla sua importante storia musicale, Lucca sulla questione Venezi ha oggi l'opportunità di sciogliere un nodo culturale e civile: difendere la meritocrazia e lanciare un segnale contro i pregiudizi ed i lobbismi sul lavoro in campo artistico. Un direttore d'orchestra nominato da un teatro storico come La Fenice ha il diritto di essere valutato sui risultati a posteriori e non respinto a priori. Contestare una nomina prima ancora che produca effetti significa creare un pericoloso precedente, che nulla ha a che vedere con l'eccellenza artistica. Lucca non 'mette pace', ma in questo caso – attraverso le istituzioni democratiche che la rappresentano – richiama al rispetto del ruolo delle istituzioni culturali investite da un processo democratico, all'autonomia delle scelte artistiche da parte degli organismi deputati a compierle, a giudicare sui fatti e non sulla base di tessere, ideologie, pregiudizi, appartenenza a gruppi o scuole di pensiero. È così che si tutela davvero il prestigio della musica e dei grandi teatri di fronte ai cittadini: dimostrando che è patrimonio di tutti. E non alimentando contrapposizioni preventive o campagne contro i non allineati al 'pensiero unico', che insinuano nella gente il dubbio che l'arte in Italia sia da sempre di proprietà di una ristretta cerchia politicizzata di persone. Non è mai bello, mi creda, osservare tanti puntare il dito contro uno, soprattutto in un contesto che dovrebbe per sua natura essere basato su libera espressione e creatività come quello dell’arte. Ed evoca suggestioni storiche non esattamente piacevoli, le stesse che certi 'grandi accusatori' dichiarano di voler combattere". (di Paolo Martini)
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