Il Forum della Consulta Giovani di Confprofessioni, tenutosi a Roma l’11/03/2026, ha acceso i riflettori sulle principali difficoltà e sulle opportunità connesse al futuro delle libere professioni. L’incontro ha messo in evidenza temi trasversali come il ricambio generazionale, le pari opportunità, il welfare professionale e l’attrattività delle professioni per le nuove generazioni, presentando anche i dati dell’Osservatorio di Confprofessioni sul gender pay gap. Questo appuntamento è servito come banco di prova per discutere soluzioni concrete che mettano i giovani professionisti in condizione di crescere e partecipare pienamente al mercato del lavoro.
Durante la giornata sono emerse preoccupazioni diffuse sull’impatto della intelligenza artificiale sulle professioni intellettuali, sulle difficoltà di accesso al credito per le professioniste e sulla crescente tendenza dei giovani a disaffezionarsi dalla libera professione. I partecipanti hanno sottolineato la necessità di strumenti di politica pubblica e misure strutturate per favorire il passaggio generazionale e valorizzare il ruolo dei giovani, mantenendo però l’attenzione sulle garanzie per le pari opportunità e la sostenibilità del welfare professionale.
I nodi emersi al Forum
Tra i punti centrali discussi al Forum sono stati messi in rilievo i dati dell’Osservatorio di Confprofessioni relativi al gender pay gap, che mostrano come permane un divario retributivo significativo tra uomini e donne nelle professioni autonome. Accanto a questo dato è stata segnalata la difficoltà delle professioniste nell’accesso al credito, un ostacolo che limita sia l’avvio di attività sia la crescita dei profili già avviati. La combinazione di queste barriere ha ripercussioni dirette sull’attrattività del settore per i talenti emergenti e suggerisce l’urgenza di interventi mirati per riequilibrare opportunità e risorse.
Gender pay gap e accesso al credito
L’analisi presentata ha posto l’accento sul fatto che il gender pay gap nelle libere professioni non è solo una questione salariale, ma riflette anche differenze nell’accesso a commesse, reti professionali e strumenti finanziari. Il recupero di queste disuguaglianze richiede politiche che migliorino l’accesso al credito, la rete di servizi di supporto e programmi di mentoring specifici. In particolare, la creazione di percorsi di inserimento finanziati e la promozione di strumenti di garanzia possono contribuire a ridurre gli ostacoli che penalizzano le professioniste.
Intelligenza artificiale e regole per le professioni
L’ingresso dell’intelligenza artificiale nelle attività professionali è stato indicato come elemento che può trasformare i modelli di valore e di lavoro. Senza un quadro regolatorio chiaro si rischia di trasferire potere e valore dalle persone alle piattaforme tecnologiche. Per questo motivo è stata suggerita una strategia che contempli il diritto all’alfabetizzazione digitale come leva di equità: la alfabetizzazione digitale deve essere accessibile e non diventare un costo esclusivo per i giovani professionisti, perché rappresenta la base per competere in un mercato sempre più automatizzato e basato sui dati.
Accesso alle professioni e governance
Un altro tema caldo riguarda le procedure di accesso alle professioni: numerosi interventi hanno denunciato la lentezza e l’inefficienza di alcune pratiche concorsuali e di abilitazione, che finiscono per allungare i tempi di ingresso dei giovani nel mercato. È stato segnalato che percorsi anacronistici rischiano di alimentare il divario generazionale perché chi è già inserito ha meno incentivo a cambiare regole che ne consolidano la posizione. Da qui la richiesta di riforme che rendano gli iter più rapidi, trasparenti e adeguati alle esigenze odierne.
Per le PMI il ricambio è urgente e strategico
Il tema del ricambio generazionale non riguarda soltanto le libere professioni ma investe anche le piccole e medie imprese: dati di Unioncamere-InfoCamere mostrano che oltre il 56% degli imprenditori italiani ha più di 50 anni e che l’età media dei titolari d’impresa supera i 51 anni. Secondo l’Osservatorio AUB, le imprese familiari costituiscono circa l’80-90% del tessuto produttivo nazionale e circa il 40% di queste realtà dovrà affrontare un passaggio generazionale entro il prossimo decennio. A fronte di una diminuzione della quota di imprenditori under 35 rilevata da Istat, e dell’aumento dei titolari oltre i 60 anni, la pianificazione anticipata della successione diventa una scelta strategica per preservare competenze, relazioni commerciali e competitività.
Perché pianificare in anticipo
La letteratura sul family business avverte che senza una pianificazione strutturata il rischio di perdita di continuità è alto: solo circa il 30% delle imprese familiari supera il passaggio alla seconda generazione. Preparare per tempo il trasferimento non significa solo individuare un successore, ma costruire percorsi di affiancamento, formazione manageriale e strumenti finanziari che facilitino la transizione. La Commissione Europea sottolinea, inoltre, come il buon esito dei passaggi generazionali abbia ricadute sull’occupazione e sul valore aggiunto del sistema produttivo nazionale.