Rapporto evidenzia diminuzione dell'occupazione giovanile e cambiamenti nella domanda di competenze nel mercato del lavoro italiano.
Istituti di statistica e centri di ricerca segnalano un calo significativo dell’occupazione tra i giovani in Italia. Il fenomeno non è uniforme: pesa soprattutto nelle aree urbane e in comparti come il turismo, la ristorazione e alcuni settori manifatturieri, mentre industrie tecnologiche e servizi avanzati mostrano una domanda più stabile. Le conseguenze si avvertono subito nella transizione scuola-lavoro e rischiano di incidere sulle prospettive professionali dei giovani nel medio termine.
Le analisi si focalizzano su età, tipo di contratto e settore economico. Rispetto alle altre fasce d’età, i giovani registrano contrazioni più evidenti dell’occupazione: meno assunzioni stabili e più difficoltà a inserirsi in percorsi professionali solidi. Questo quadro influenza scelte politiche e programmi formativi, perché ridisegna la domanda di lavoro e rende urgenti interventi per evitare che i neet e i neoassunti restino ai margini.
Dal punto di vista ESG, la sostenibilità non è più soltanto un requisito ambientale o di governance: per molte aziende è ormai un elemento strategico anche nella gestione delle risorse umane. Secondo esperti come Chiara Ferrari, investire nelle competenze riduce il divario tra ciò che richiede il mercato e ciò che offrono i lavoratori. Le imprese che puntano su formazione e riqualificazione ottengono vantaggi concreti in termini di produttività e adattabilità.
I rapporti statistici mostrano una riduzione in valore assoluto dell’occupazione giovanile e una diminuzione delle opportunità di contratti a tempo indeterminato per i neoassunti. Le perdite sono concentrate in settori legati alla presenza fisica (turismo, ristorazione) e in parti della manifattura che faticano a innovare. Al contrario, i comparti ad alta intensità tecnologica e i servizi avanzati resistono meglio, grazie anche alla domanda di competenze digitali.
A livello territoriale la situazione è frammentata: alcune regioni subiscono cali marcati, altre riescono a mantenere livelli più stabili grazie a investimenti locali, politiche attive e progetti di sviluppo economico mirati.
Il mercato del lavoro giovanile sta cambiando forma. Si osserva una flessione dei contratti a termine tradizionali e una crescita relativa di formule più flessibili — part-time, collaborazioni a progetto e altri assetti meno vincolanti. In contesti di incertezza economica le imprese preferiscono soluzioni che consentano maggiore adattabilità. Parallelamente aumenta la domanda di profili con competenze trasversali e digitali, capaci di operare in contesti ibridi e in rapido cambiamento.
Le parti sociali chiedono interventi per favorire la stabilità occupazionale: più apprendistati, formazione continua e misure che facilitino la trasformazione dei contratti flessibili in rapporti stabili.
Ministeri e agenzie per il lavoro stanno predisponendo pacchetti di misure per sostenere l’occupazione giovanile. Tra le opzioni sul tavolo ci sono incentivi fiscali per le imprese che assumono giovani, programmi integrati di formazione e tirocinio e progetti che incentivano il collegamento tra scuola e impresa. A livello locale molte amministrazioni hanno lanciato bandi che combinano formazione tecnica e stage in azienda, con l’obiettivo di aumentare le possibilità di inserimento e creare percorsi che portino rapidamente all’occupabilità.
Il mercato chiede sempre più competenze digitali, capacità di progettazione, problem solving e certificazioni professionali spendibili. Questa nuova domanda ha stimolato collaborazioni tra imprese e istituti formativi per rivedere curriculum e offrire percorsi più aderenti alle esigenze produttive. L’adattamento dei piani formativi è cruciale per ridurre il mismatch tra offerta e domanda e per facilitare l’ingresso dei giovani in lavori di qualità.
Per invertire la tendenza servono azioni coordinate: politiche attive del lavoro efficaci, incentivi che premiano assunzioni stabili, investimenti in formazione continua e un dialogo serrato tra scuole, università e imprese. Occorre inoltre puntare su modelli di sviluppo locale capaci di creare posti di lavoro sostenibili, non solo quantitativamente ma anche in termini di qualità e prospettive di carriera. Solo così si può sperare di offrire ai giovani non soltanto un primo impiego, ma un futuro professionale solido.
una guida chiara sulle alternative per il datore di lavoro in presenza di assenze ingiustificate e sulle conseguenze per la…
Una panoramica sulle recenti performance delle università italiane nei principali ranking internazionali, con focus su Politecnico di Milano, Università di…
Un quadro completo dell'occupazione negli USA: dai numeri di gennaio 2026 alle revisioni del 2026, con focus sui settori che…
Diminuiscono le offerte di lavoro mentre le aziende chiedono competenze più specializzate; impatti su occupazione e formazione professionale.
una guida chiara per capire le opzioni del datore di lavoro in caso di assenza ingiustificata, il ruolo delle circolari…
L'arrivo dell'AI sta cambiando chi viene assunto nell'IT, quali competenze contano e come aziende e università devono collaborare per formare…