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Flat tax 5% sugli aumenti da rinnovi CCNL: cosa cambia e chi ne beneficia

La detassazione del 5% sugli aumenti da rinnovo CCNL si applica solo alle somme effettivamente corrisposte nel 2026; la circolare dell'Agenzia delle Entrate del 24 febbraio 2026 chiarisce ambiti, esclusioni e modalità operative

La Legge di Bilancio 2026 introduce due misure fiscali pensate per alleggerire il carico fiscale sui redditi da lavoro dipendente nel corso del 2026. Qui sotto troverai una sintesi chiara e leggibile delle novità, con i limiti, le esclusioni e gli esempi pratici contenuti nella Circolare 2/E dell’Agenzia delle Entrate (24 febbraio 2026).

Detassazione degli aumenti derivanti dai rinnovi dei CCNL (aliquota sostitutiva 5%) – Che cosa prevede: per i rinnovi dei contratti collettivi nazionali firmati nel 2026 è prevista un’imposta sostitutiva pari al 5% sugli incrementi retributivi concordati, purché le somme siano effettivamente corrisposte nel 2026. – Ambito temporale: rientrano gli incrementi pagati tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2026. La Circolare introduce però un principio di cassa “allargato”: sono considerate riferite al 2026 anche le somme erogate entro il 12 gennaio 2027. – Contratti pluriennali: se il rinnovo prevede aumenti su più anni, beneficia dell’agevolazione soltanto la quota effettivamente corrisposta nel 2026. – Chi può accedere: lavoratori dipendenti del settore privato con reddito da lavoro dipendente 2026 non superiore a 33.000 euro. Il requisito va documentato al sostituto d’imposta (tramite le certificazioni uniche o, in alternativa, una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà). Chi non ha sostituto d’imposta (es. alcuni lavoratori domestici) può ottenere il vantaggio in sede di dichiarazione dei redditi. – Modalità di applicazione: il datore di lavoro applica automaticamente l’imposta sostitutiva agendo da sostituto d’imposta. Il lavoratore che preferisce rimanere alla tassazione ordinaria deve presentare una rinuncia scritta. – Effetti sui calcoli fiscali: quando l’imposta sostitutiva è applicata, le somme agevolate di norma non concorrono alla formazione del reddito complessivo ai fini delle detrazioni; tuttavia, possono essere comunque considerate ai fini del calcolo del trattamento integrativo, per evitare impatti indesiderati sulle detrazioni spettanti.

Cosa rientra e cosa resta escluso – Inclusi: aumenti che incidono sulla retribuzione diretta (mensilità ordinarie, tredicesima/quattordicesima) e integrazioni a carico del datore durante assenze che danno diritto alla conservazione del posto, purché correlate all’aumento contrattuale. – Esclusi: scatti di anzianità, somme “una tantum” per lacune contrattuali, straordinari, maggiorazioni, indennità non direttamente riconducibili all’incremento di base, TFR e somme di fine rapporto. La detassazione riguarda solo i rinnovi nazionali: aumenti derivanti da accordi aziendali o territoriali non rientrano.

Esempio pratico (da Circolare) La Circolare propone un caso esplicativo per chiarire i calcoli: – Contratto rinnovato il 22 con aumenti operativi dal 1° giugno 2026, 1° giugno 2027 e 1° giugno 2028. – L’aumento mensile totale è pari a 200 euro, suddiviso in quattro tranche: 27 euro (dal 1° giugno 2026), 53 euro (dal 1° giugno 2026 — somma progressiva), 59 euro (dal 1° giugno 2027) e 61 euro (dal 1° giugno 2028). – Per il 2026 la Circolare considera i 27 euro riferiti ai primi cinque mesi (gennaio-maggio) e poi, per il periodo giugno-dicembre, la somma progressiva (27+53 = 80 euro mensili). La base imponibile annua per la detassazione risulta pari a 695 euro: 135 euro relativi ai primi cinque mesi e 560 euro per il periodo giugno-dicembre.

Detassazione delle maggiorazioni e indennità (aliquota sostitutiva 15%) – Contenuto: per l’anno 2026 è prevista un’imposta sostitutiva del 15% sulle maggiorazioni legate a lavoro notturno, lavoro festivo, giorni di riposo settimanale e lavoro a turni, entro una franchigia annua di 1.500 euro. – Requisiti e limiti: il beneficio è rivolto ai lavoratori dipendenti del settore privato con reddito 2026 non superiore a 40.000 euro. Sono previste esclusioni per specifiche categorie (alcuni settori del turismo e della somministrazione alimenti e bevande), come indicato dalla normativa e chiarito nelle note di prassi. – Regole operative: la Circolare dettaglia come calcolare il beneficio, quali voci considerare e come evitare cumuli tassabili tra diversi rapporti di lavoro. La franchigia di 1.500 euro funziona da limite: la parte eccedente confluisce nel reddito complessivo e viene tassata normalmente.

Cosa cambierà per imprese e consulenti – La Circolare 2/E del 24 febbraio 2026 è il riferimento operativo: contiene gli elenchi delle voci ammesse, gli esempi di calcolo e le modalità di rendicontazione. Le aziende e i sostituti d’imposta devono adeguare i sistemi retributivi e le procedure di payroll per applicare correttamente le agevolazioni e gestire eventuali comunicazioni ai lavoratori. – Dai chiarimenti emerge la necessità di verificare caso per caso l’effettiva spettanza dell’agevolazione, in particolare per contratti complessi o situazioni con più rapporti di lavoro durante l’anno.

Conclusione pratica Le due misure cercano di sostenere sia il rinnovo contrattuale nazionale sia una riduzione del cuneo fiscale sulle maggiorazioni tipiche di alcuni orari di lavoro. Per applicarle correttamente è fondamentale seguire le istruzioni della Circolare 2/E e coordinarsi con consulenti del lavoro e uffici paghe, verificando i requisiti di reddito e le eventuali esclusioni previste.

Se vuoi, riorganizzo il testo in una checklist operativa per i datori di lavoro o preparo un fac-simile di comunicazione da inviare ai dipendenti interessati. Quale preferisci?

Elena Rossi

Dieci anni a inseguire notizie, dalle sale del consiglio alle scene degli incidenti. Ha sviluppato il fiuto per la vera storia nascosta dietro il comunicato stampa. Veloce quando necessario, approfondita quando conta. Il giornalismo per lei è servizio pubblico: informare, non intrattenere.

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