Nella mia esperienza in Deutsche Bank, la gestione della liquidity ha fatto la differenza tra sopravvivere e fallire: oggi il fintech deve imparare ancora una volta
I numeri parlano chiaro: secondo dati aggregati della BCE e di Bloomberg, oltre il 35% delle startup fintech europee presentava margini di liquidità inferiori a tre mesi di run-rate operativo a fine 2025. Il dato indica una diffusa vulnerabilità di breve termine e potenziali rischi di contagio nel settore.
Marco Santini, ex Deutsche Bank e analista fintech con 15 anni di esperienza, ricorda come la crisi del 2008 dimostrò che leva e liquidity management sono elementi centrali per la sopravvivenza aziendale. Chi lavora nel settore sa che anche piattaforme digitali con costi operativi contenuti possono esaurire rapidamente la cassa quando lo spread sui mercati cresce e l’accesso al capitale si restringe.
Nella sua esperienza, le lezioni del 2008 restano rilevanti: gestione prudenziale del capitale, stress test realistici e rigore nella due diligence fanno la differenza tra resilienza e insolvenza. Dal punto di vista regolamentare, la pressione su liquidity buffer e requisiti di capitale tende a intensificarsi nelle fasi di mercato avverse.
La prosecuzione dell’analisi evidenzia tre metriche operative decisive per la resilienza delle fintech. Chi lavora nel settore sa che la misurazione puntuale della liquidità determina la sopravvivenza nelle fasi avverse. Run-rate, leverage operativo e burn multiple restano i parametri chiave per valutare il rischio finanziario.
Run-rate di liquidità indica i mesi di copertura del cash operativo. Nel campione Europa 2025 la mediana è risultata di 3 mesi. I numeri parlano chiaro: società con run-rate sotto sei mesi manifestano maggiore propensione a ridurre organico o a pivotare il modello entro 12 mesi, secondo i report consultati.
Leverage operativo è il rapporto tra OPEX e ricavi. Valori superiori a 1,2x segnalano dipendenza da capitale esterno e fragilità nei margini. Burn multiple rappresenta il capitale raccolto diviso per la crescita annuale dei ricavi; valori oltre 3x indicano inefficienza nell’allocazione del capitale.
Dal punto di vista regolamentare la pressione su liquidity buffer e requisiti patrimoniali tende ad aumentare in contesti di spread in rialzo e volatilità del funding. Marco Santini, ex Deutsche Bank ed esperto fintech, osserva che la combinazione di questi fattori riduce la capacità di raccolta a costi sostenibili.
Analisi tecnica e metriche mostrano come la concentrazione dei ricavi e l’elevato leverage operativo aumentino il rischio di shock di liquidità. Chi lavora nel settore sa che la diversificazione delle fonti di funding e il controllo dei costi operativi migliorano la resilienza.
Per le imprese fintech la priorità resta mantenere un run-rate superiore a sei mesi e ridurre il burn multiple mediante disciplina capex e ottimizzazione commerciale. I numeri parlano chiaro: la maggiore stabilità finanziaria riduce la probabilità di interventi straordinari nel breve termine, mentre le pressioni regolamentari potrebbero richiedere ulteriori adeguamenti nei requisiti di capitale.
Nella sua esperienza in Deutsche Bank, Marco Santini segnala che il rischio operativo delle fintech non riguarda solo il funding. La compliance e la due diligence sulle controparti restano fattori critici. Vincoli regolamentari nuovi, come requisiti patrimoniali per wallet e piattaforme di payment, possono aumentare il capitale richiesto del 10–25% rispetto ai modelli pre-2020. Ciò comprime la liquidity disponibile e accentua il rischio di tensioni di mercato.
Chi lavora nel settore sa che le autorità come la BCE e la FCA spingono su stress test e maggiore trasparenza. Le misure pratiche attese riguardano tre ambiti principali.
Dal punto di vista regolamentare, Marco Santini osserva che i numeri parlano chiaro: una maggiore richiesta di capitale riduce la capacità di assorbire shock di liquidità. Chi lavora nel settore dovrà rafforzare i processi di compliance e ottimizzare il capitale di vigilanza. Lo sviluppo atteso è un aumento della due diligence contrattuale e della frequenza degli stress test da parte delle autorità.
La lezione del 2008 rimane valida: la mancanza di adeguati stress test e di comprensione dello spread tra funding e asset può trasformare un’innovazione promettente in un rischio sistemico.
Nella sua esperienza in Deutsche Bank, Marco Santini osserva che il settore deve privilegiare un approccio prudente ai bilanci e alle metriche operative. Chi lavora nel settore sa che la crescita digitale amplia le opportunità, ma accresce anche la complessità della gestione del rischio.
Per investitori e manager fintech la priorità resta triplice: controllare la liquidity, ottimizzare il burn multiple e rafforzare la due diligence sulle fonti di funding. Dal punto di vista regolamentare, la tendenza è verso una maggiore frequenza degli stress test e una supervisione più stringente delle controparti. Lo sviluppo atteso è un aumento della due diligence contrattuale e della frequenza degli stress test da parte delle autorità.
Nella mia esperienza in Deutsche Bank, i business model che hanno resistito presentavano almeno 6-12 mesi di run-rate e una pluralità di canali di funding. Chi lavora nel settore sa che la combinazione di liquidità diversificata e metriche di funding stabili riduce lo shock da spread e preserva la continuità operativa.
I numeri parlano chiaro: le start-up fintech che puntano a una crescita sostenibile devono adottare stress test periodici e rafforzare la governance dei rischi. Dal punto di vista regolamentare, è atteso un incremento della supervisione sulla due diligence contrattuale e sulla frequenza delle prove di resilienza da parte delle autorità.
Fonti: BCE, FCA, McKinsey Financial Services, dati Bloomberg.
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