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Dopo cancro prostata protesi per deficit erettile ‘costa meno di farmaci, va inserita nei Lea’

(Adnkronos) – La disfunzione erettile dopo un tumore alla prostata è un problema che devono affrontare molti uomini e spesso la strada è quella della terapia farmacologica. Ma potrebbe essere meno indicata da un punto di vista di costo-efficacia rispetto all'impianto di una
protesi peniena
di ultima generazione. E' la conclusione a cui sono arrivati i professori Antonio
Aversa e Gabriele Antonini che evidenziano all'Adnkronos Salute "l'inefficienza dei farmaci Pde5i nei pazienti oncologici" e lanciano un appello "per inserire l'impianto protesico nei Lea, Livelli essenziali di assistenza, perché la protesi è più efficace e sostenibile" rispetto alle terapie contro la disfunzione erettile. "Nel nostro Paese – ricordano gli esperti – migliaia di uomini che hanno subito un intervento per tumore della prostata continuano a ricevere trattamenti farmacologici rimborsati dal Ssn per la disfunzione erettile, senza però ottenere benefici clinici significativi. Un paradosso sanitario ed economico che rischia di alimentare costi inutili a carico dello Stato, a fronte di soluzioni chirurgiche più efficaci e durature". "I pazienti con disfunzione erettile su base neurogena, tipicamente dopo prostatectomia radicale, ricevono inibitori della fosfodiesterasi-5 (Pde5i) come Viagra e Cialis in
regime di nota 75, ma in oltre il 40% dei casi abbandonano il trattamento per inefficacia clinica", afferma Antonio Aversa, ordinario di Endocrinologia all'Università Magna Graecia di Catanzaro e direttore del Master in Andrologia clinica. Secondo uno studio pubblicato su 'Translational Andrology and Urology', il costo dell'impianto protesico negli Usa è risultato il più conveniente con un costo di 22mila dollari/10 anni, mentre la terapia farmacologica con Pde5i presentava costi di 53mila dollari/10 anni. "In Italia, nel nostro sistema sanitario, il farmaco è rimborsato a circa 6,30 euro per dose da 20 mg. Considerando un consumo medio di 2 dosi a settimana (40 mg/settimana), ossia la dose riabilitativa necessaria, si arriva a un consumo medio annuale di circa 104 dosi, per un costo complessivo che si aggira sui 655 euro annui – precisa Aversa – Proiettata la spesa su 15 anni, il costo supera i 9.800 euro, che con l'inflazione, arriva tranquillamente a oltre 12mila euro per paziente (considerando la media inflazionistica Istat degli ultimi 15 anni). Inoltre, a questo si aggiunge un tasso di efficacia clinica decisamente insoddisfacente".  A supporto di questa visione, Gabriele Antonini, urologo-andrologo e uno dei principali specialisti a livello europeo nell'impianto di protesi peniene idrauliche tricomponenti, sottolinea che "la protesi peniena rappresenta l'unica soluzione definitiva nei casi di disfunzione erettile post-oncologica. Si tratta di un intervento mininvasivo, con accesso infrapubico di soli 2 cm, risolutivo in una singola seduta operatoria, soprattutto se eseguito in centri di altissima specializzazione".  Antonini precisa che nei casi di prostatectomia per tumori localmente avanzati, in cui non è possibile risparmiare i fasci neurovascolari, "è indicato eseguire l'impianto protesico contestualmente alla prostatectomia robotica radicale, così come avviene per la mastectomia con ricostruzione mammaria nella donna. È una questione di dignità, salute sessuale e qualità della vita".  L'appello dei due esperti è chiaro: "Inserire l'impianto di protesi peniena tra i Lea, per garantire a tutti gli uomini affetti da disfunzione erettile post-oncologica un accesso equo e rimborsabile a questa terapia risolutiva". "Un più ampio ricorso alla chirurgia protesica – conclude Antonini – ridurrebbe anche i costi unitari dei dispositivi, oggi a circa 8.000 euro, ma potenzialmente abbattibili fino a 3.500 come avviene già in Francia grazie alla maggiore diffusione. Più salute, meno spesa, più dignità per il paziente oncologico".  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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