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13 Luglio 2026

Cure palliative a Modena: il modello di pianificazione condivisa che fa scuola

A Modena, oltre il 60% dei pazienti in fase avanzata di malattia partecipa a percorsi di pianificazione condivisa delle cure, coinvolgendo medici, familiari e infermieri

Cure palliative a Modena: il modello di pianificazione condivisa che fa scuola

In un contesto sanitario sempre più complesso, Modena si distingue per un approccio innovativo alle cure palliative. Un recente studio, pubblicato sulla rivista Recenti Progressi in Medicina ha messo in luce un modello di pianificazione condivisa delle cure che sta facendo scuola. Questo approccio, che coinvolge attivamente pazienti, famiglie e professionisti sanitari, rappresenta un esempio virtuoso di assistenza territoriale.

La ricerca è stata condotta da un gruppo di professionisti dell’Azienda USL di Modena, tra cui Paolo Vacondio, responsabile della Rete locale di Cure palliative, e i medici di medicina generale Alice Serafini, Anna Tusini, Maria Grazia Bonesi e Marco Bonfatti. Lo studio ha evidenziato che, in oltre il 60% dei casi, i pazienti seguono un percorso di pianificazione condivisa delle cure, che permette di definire in anticipo obiettivi, preferenze e decisioni assistenziali.

Un modello di assistenza di squadra

Il dato più significativo emerso dallo studio è che queste scelte non sono solitarie. Il percorso di pianificazione condivisa coinvolge sempre il medico di medicina generale e il paziente, con una partecipazione molto alta dei familiari (87%) e degli infermieri (61%). Questo approccio rappresenta una vera e propria presa in carico di squadra costruita nel tempo e nella relazione.

Il valore dell’esperienza modenese è stato sottolineato anche da un editoriale che accompagna lo studio, firmato da Luciano Orsi, medico intensivista e palliativista. Orsi parla esplicitamente di un modello concreto: la pianificazione condivisa delle cure, spesso considerata difficile da applicare, non è una chimera, ma una pratica realizzabile nella medicina territoriale.

Un esempio virtuoso a livello nazionale

Il caso di Modena dimostra che, con formazione e organizzazione, è possibile portare questi percorsi nella quotidianità dell’assistenza. A livello nazionale, infatti, l’applicazione di questi strumenti – previsti dalla legge sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento – è ancora disomogenea e spesso limitata.

Dallo studio emerge anche una sfida per il futuro: rafforzare il confronto sui temi più complessi, come le decisioni sui trattamenti nelle fasi avanzate e la sedazione palliativa, ancora meno affrontati rispetto ad altri aspetti.

In un contesto sanitario in continua evoluzione, la pianificazione condivisa delle cure rappresenta un passo avanti significativo. Tuttavia, ci sono ancora molte sfide da affrontare. Ad esempio, è necessario rafforzare il confronto sui temi più complessi, come le decisioni sui trattamenti nelle fasi avanzate e la sedazione palliativa.

Inoltre, è fondamentale promuovere la conoscenza e l’utilizzo delle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) documenti con cui una persona può indicare in anticipo quali cure desidera o non desidera ricevere in futuro. Questo diritto è previsto dalla legge italiana, ma oggi è ancora poco utilizzato.

Il modello modenese rappresenta un esempio virtuoso di come sia possibile migliorare la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie, attraverso un approccio condiviso e partecipativo. Un modello che potrebbe essere replicato anche in altre realtà territoriali, con benefici significativi per l’intero sistema sanitario.

Sofia Ricci
Autore

Sofia Ricci

Sofia Ricci, giornalista specializzata in formazione e sviluppo di carriera, guida studenti e professionisti tra percorsi di studio, competenze richieste dal mercato e strategie di crescita professionale.