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Come trovare una via concertativa per il lavoro dei riders

L'incertezza su qualificazione, retribuzione e controllo algoritmico dei riders impone un approccio negoziale tra aziende, sindacati e istituzioni per tradurre la normativa in regole applicabili

Grandi piattaforme di food delivery e riders sono al centro di un confronto che riguarda anzitutto la qualificazione contrattuale, la paga e l’uso degli algoritmi per assegnare le consegne. L’attenzione pubblica è ripartita dopo gli sviluppi del 7 marzo 2026: procedimenti giudiziari, interventi normativi e trattative sindacali stanno tutti convergendo su questioni che riguardano diritti, sicurezza e regole del mercato del lavoro digitale.

Contesto Negli ultimi anni il lavoro mediato dalle app ha assunto un peso crescente nelle relazioni industriali. Le controversie nascono su due fronti principali: da una parte la difficoltà di definire se i corrieri siano lavoratori autonomi o subordinati; dall’altra le critiche sui livelli retributivi e sulle modalità di controllo. A complicare il quadro ci sono i sistemi automatizzati che decidono turni, priorità e valutazioni di performance, meccanismi che sollevano dubbi sul trattamento dei dati e sulla possibilità di un reale riesame umano delle decisioni.

Conseguenze pratiche Le tensioni hanno già generato interventi giudiziari e spinte legislative. Sul tavolo sono arrivate proposte per estendere tutele e per promuovere forme di contrattazione collettiva specifiche per le piattaforme. Sindacati, imprese e autorità stanno negoziando standard operativi, limiti all’uso degli algoritmi e misure per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Parallelamente, le indagini giornalistiche e le istruttorie giudiziarie hanno messo in luce paghe spesso insufficienti e pratiche di controllo algoritmico che incidono anche sulla sicurezza stradale e sul benessere dei lavoratori.

Quadro normativo e giurisprudenziale In Italia la qualificazione del rapporto di lavoro resta controversa. Sentenze di merito e d’appello, e in particolare la pronuncia della Corte di Cassazione n. 1663 del 24, hanno evidenziato problemi interpretativi. Sul piano legislativo, il D.Lgs. n. 81/è stato integrato con un capo dedicato alle piattaforme digitali e sono intervenuti successivamente il D.L. n. 101/e altre norme. Ora si sta procedendo al recepimento della direttiva europea n. 2026/2831 tramite la legge di delegazione n. 91/2026: il modo in cui verranno emanati i provvedimenti attuativi sarà decisivo per l’applicazione pratica delle nuove regole.

Principi chiave della normativa europea La direttiva ridefinisce concetti chiave — come quello di piattaforma di lavoro digitale — e introduce procedure per accertare lo stato occupazionale dei lavoratori. Prevede limiti al trattamento automatizzato dei dati e l’obbligo di un riesame umano sulle decisioni assistite da algoritmo. Richiede inoltre maggiore trasparenza informativa verso i lavoratori e tutele previdenziali più chiare. Non si tratta di scegliere tra autonomia piena e subordinazione totale: la normativa apre a soluzioni intermedie e richiede strumenti attuativi precisi per trasformare i principi in regole operative.

Criticità pratiche: retribuzione, controllo e investimenti Le problematiche segnalate sul campo sono concrete. Paghe inadeguate, assegnazione delle consegne decisa da logiche algoritmiche opache, turni calcolati automaticamente: tutto questo incide su sicurezza, salute e prospettive occupazionali. C’è anche il rischio che un quadro normativo troppo rigido o poco chiaro scoraggi gli investimenti nel settore, se non saranno definite misure attuative che bilancino tutela dei lavoratori e sostenibilità del modello di business.

Impatto economico e sociale L’adozione parziale o incerta dei provvedimenti attuativi può produrre due effetti negativi: aumentare la precarietà dei riders e creare la percezione, da parte degli operatori esteri, di un contesto regolatorio instabile. Questi fattori insieme possono rallentare investimenti e innovazione, con ricadute sulla crescita del settore e sull’offerta di servizi nei territori. Per ridurre questi rischi serve un equilibrio che garantisca tutele efficaci senza compromettere la capacità delle piattaforme di operare e innovare.

Perché la via della contrattazione è praticabile Le relazioni industriali appaiono il luogo più adatto per tradurre i principi normativi in regole concrete. La contrattazione collettiva permette di adattare le tutele alle specificità operative delle diverse realtà: orari, turnazioni, misure di sicurezza, procedure di monitoraggio e meccanismi di riesame degli algoritmi possono essere definiti in sede negoziale. Accordi già chiusi nel 2026 mostrano che è possibile costruire modelli contrattuali che riconoscono la peculiarità del lavoro dei riders pur offrendo garanzie concrete. La contrattazione non sostituisce la legge, ma la integra e ne facilita l’applicazione pratica.

Passi successivi e priorità pratiche Occorre ora definire i provvedimenti attuativi previsti dalla delega, stabilire criteri chiari per la determinazione delle retribuzioni e introdurre procedure trasparenti per gli strumenti automatizzati. Vanno inoltre istituiti protocolli per la sicurezza in condizioni climatiche estreme e meccanismi certi per la verifica dello stato occupazionale. Solo così si possono ridurre le incertezze sia per i lavoratori sia per gli operatori economici, favorendo un mercato più stabile e sostenibile.

Sommario La partita tra piattaforme, lavoratori e istituzioni è aperta su più livelli: giurisprudenza, legge, contrattazione e pratiche aziendali. Le scelte sui provvedimenti attuativi determineranno se il nuovo quadro riuscirà a coniugare protezione sociale, trasparenza e condizioni favorevoli agli investimenti. La strada più pragmatica sembra passare per un dialogo negoziale strutturato, in cui norme e accordi collettivi si completino a vicenda per dare certezze a tutti gli attori coinvolti.

Elena Rossi

Dieci anni a inseguire notizie, dalle sale del consiglio alle scene degli incidenti. Ha sviluppato il fiuto per la vera storia nascosta dietro il comunicato stampa. Veloce quando necessario, approfondita quando conta. Il giornalismo per lei è servizio pubblico: informare, non intrattenere.

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