Molti candidati aspettano risposte che non arrivano: il fenomeno degli “annunci fantasma” è ormai diffuso, soprattutto sulle piattaforme di recruiting online. Colpisce sia chi è alla prima esperienza sia professionisti in cerca di nuove opportunità. Le cause sono varie: raccolta massiva di CV, monitoraggio del mercato del lavoro, strategie di visibilità aziendale e, in alcuni casi, pratiche che sfruttano i candidati. Il risultato è tempo perso, frustrazione e inefficienza nel processo di selezione.
Che cosa sono gli annunci fantasma
Alcuni annunci vengono pubblicati senza vera intenzione di assumere. Possono servire a creare un bacino di talenti per esigenze future (talent pooling), a verificare livelli salariali o semplicemente a migliorare l’immagine dell’azienda. In altri casi le posizioni sono già coperte, oppure le selezioni rimangono bloccate senza alcuna comunicazione ai candidati.
Perché le aziende procedono così
Dietro queste pratiche ci sono diversi attori: imprese che testano il mercato, società di recruiting che raccolgono CV per i loro clienti, oppure organizzazioni che cercano visibilità. Alcune richieste – come incarichi tecnici o test complessi – servono più all’azienda che alla valutazione del candidato, trasformando la selezione in lavoro non retribuito.
Impatto sui candidati
Chi si candida rischia di perdere ore o giorni dedicati a test, proposte progettuali e colloqui che non portano a nulla. Non è raro che idee o soluzioni inviate durante una selezione vengano poi usate senza riconoscimenti né compensi. Il danno è doppio: perdita di tempo e potenziale danno economico per chi mette a disposizione competenze senza tutele.
Quanto è diffuso il fenomeno
Le analisi condotte dopo l’espansione delle piattaforme digitali indicano un aumento degli annunci senza reali intenti di assunzione, fenomeno accentuato dopo la pandemia. Un’analisi di Greenhouse suggerisce che fino al 22% degli annunci pubblicati nel 2026 in USA, Regno Unito e Germania non avesse finalità di assunzione; un altro studio su oltre 91.000 annunci nel Regno Unito parla di una quota intorno al 34%, con percentuali maggiori nei servizi terziari e in settori fortemente digitalizzati.
Segnali per riconoscere annunci sospetti
Alcuni elementi possono aiutare a separare offerte serie da annunci potenzialmente ingannevoli:
– Annunci pubblicati da molto tempo senza aggiornamenti.
– Mancanza della data di pubblicazione o ripubblicazione identica.
– Descrizioni troppo generiche o lacunose sui compiti e sui requisiti.
– Profilo aziendale incompleto o contatti non verificabili.
– Richieste di prove tecniche lunghe o non retribuite, senza accordi scritti.
Come difendersi: pratiche concrete
Per ridurre il rischio di perdere tempo o di subire sfruttamento, provate a:
– Controllare se l’offerta è anche sul sito ufficiale dell’azienda.
– Telefonare o scrivere all’ufficio Risorse Umane per confermare l’esistenza della posizione.
– Salvare tutte le comunicazioni con i recruiter.
– Non accettare incarichi non retribuiti, soprattutto se richiedono lavoro sostanziale.
– Richiedere la firma di accordi di riservatezza o forme di compenso per attività che richiedono tempo e competenze.
– Confrontarvi con gruppi professionali e forum per verificare esperienze simili.
Iniziative normative e di piattaforma
Cresce la pressione per regole più stringenti: alcune proposte di legge vogliono imporre la rimozione degli annunci una volta coperta la posizione e richiedere rendicontazioni sui candidati valutati. Le piattaforme stanno discutendo modifiche alle loro policy per aumentare la trasparenza. Un esempio concreto: in Ontario (Canada), dal 1° gennaio 2026 le aziende con più di 25 dipendenti devono indicare negli annunci se la posizione è attivamente in copertura e rispondere ai candidati intervistati entro 45 giorni, anche in caso di esito negativo.
Cosa resta da fare
Servono controlli più stringenti sulle piattaforme, strumenti normativi chiari e una cultura della trasparenza nelle aziende. Nel frattempo, i candidati possono proteggersi seguendo le buone pratiche elencate e segnalando abusi ad associazioni professionali o autorità competenti. Con più responsabilità da parte di inserzionisti e portali, il mercato del lavoro digitale guadagnerebbe in affidabilità e efficienza.