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Come ottenere il rimborso per la doppia tassazione sulle pensioni tedesche

Da marzo 2026 cambiano le regole per chi percepisce una pensione tedesca e risiede in Italia: la certificazione che evita la doppia imposizione sarà inviata d'ufficio e permette di chiedere il rimborso delle tasse pagate in eccesso fino a cinque anni

Per anni molti ex lavoratori italiani residenti in Italia e titolari di una pensione tedesca si sono trovati a subire una doppia imposizione sulla stessa prestazione: l’importo veniva tassato sia in Germania sia in Italia. Questa situazione, frutto di una divergenza tra i due sistemi fiscali e previdenziali, ha creato errori e ritardi nella corretta compilazione delle dichiarazioni fiscali. La novità è che la Finanzamt Neubrandenburg RiA, l’ufficio tedesco competente per i pensionati residenti all’estero, ha ripreso l’invio delle attestazioni che consentono di chiarire quale quota della pensione sia effettivamente imponibile in Italia.

Il risultato pratico è immediato: i beneficiari non dovranno più inoltrare una richiesta per ottenere il documento e potranno recuperare le somme indebitamente versate fino a cinque anni di arretrati. Questo articolo spiega in modo chiaro come nasce il problema, quale certificazione è necessaria, come inserirla nella dichiarazione dei redditi e come procedere per ottenere il rimborso delle imposte pagate in più.

Perché nasce la tassa doppia

Alla base della questione c’è una differenza di principio tra Italia e Germania: in Italia i contributi previdenziali sono generalmente versati al lordo e la pensione viene poi tassata interamente con l’IRPEF, mentre in Germania la tassazione interviene sui contributi durante la vita lavorativa e la pensione può essere parzialmente esente. Senza un documento che attesti la quota non imponibile, l’Agenzia delle Entrate italiana non può distinguere quale parte dell’assegno tedesco debba essere esclusa dalla base imponibile e tende quindi a tassare l’intero importo.

Diversità dei sistemi previdenziali

La differenza di trattamento non è un errore di principio, ma una conseguenza dei diversi modelli fiscali: la Germania considera già tassati i contributi, l’Italia no. Per questo motivo la convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Germania, firmata a Bonn il 18 ottobre 1989 e ratificata in Italia con la legge 459 del 24 novembre 1992, prevede regole specifiche per evitare che lo stesso reddito sia tassato due volte. Tuttavia, l’applicazione pratica richiede che la parte di pensione esente sia certificata dall’ente tedesco competente.

La certificazione tedesca: cosa cambia dal 2026

Per un lungo periodo la Finanzamt Neubrandenburg RiA aveva rallentato o sospeso l’invio delle attestazioni che indicano l’anno di decorrenza della pensione e la quota non imponibile. A marzo 2026 è arrivata la svolta: l’ufficio ha annunciato la ripresa dell’invio automatico delle certificazioni ai titolari di pensione tedesca residenti in Italia. Questo significa che non sarà più necessario inoltrare una domanda per ottenere il documento, che verrà recapitato d’ufficio direttamente al pensionato.

Impatto pratico per i contribuenti

Chi riceve la certificazione potrà allegarla alla dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Redditi) per sottrarre dal lordo annuo la parte di pensione che non deve concorrere alla formazione del reddito imponibile italiano. Il certificato ha carattere permanente: una volta ricevuto, l’importo attestato può essere applicato negli anni successivi fino a eventuali aggiornamenti comunicati dalla Finanzamt.

Come chiedere il rimborso delle imposte pagate in eccesso

Chi ha già subito la doppia imposizione per anni senza la certificazione può chiedere la restituzione delle imposte pagate in più. La normativa consente il recupero delle somme per un massimo di cinque anni antecedenti alla richiesta. La procedura prevede l’invio della domanda al Centro Operativo dell’Agenzia delle Entrate di Pescara, con in allegato la certificazione tedesca e la documentazione che dimostra i pagamenti effettuati negli anni interessati.

È importante sottolineare che anche chi disponeva della certificazione ma non l’ha mai utilizzata in dichiarazione può ottenere il rimborso entro lo stesso quinquennio. Per chi si affida a un CAF o a un consulente fiscale, la pratica si semplifica: basterà fornire il documento tedesco insieme agli altri moduli previdenziali per aggiornare le dichiarazioni e attivare la richiesta di rimborso.

Consigli pratici e prossimi passi

Se si percepisce una pensione tedesca e si risiede in Italia, controllare l’arrivo della certificazione dalla Finanzamt è il primo passo. Conservare attentamente la comunicazione e allegarla alle future dichiarazioni evita errori e perdite economiche. In caso di dubbi, rivolgersi a un professionista fiscale o a un sindacato può accelerare le pratiche di rimborso e chiarire eventuali aggiornamenti della quota non imponibile.

La riattivazione dell’invio automatico rappresenta una soluzione ideale per molti ex lavoratori: toglie l’onere della richiesta e permette di recuperare somme non marginali versate per errore. Ora che la procedura è stata semplificata, conviene non rimandare: verificare la corrispondenza dei documenti e avviare la richiesta di rimborso se si è stati penalizzati dalla doppia imposizione.

Giulia Romano

Ha speso budget pubblicitari che farebbero girare la testa a molti imprenditori, imparando cosa funziona e cosa brucia soldi. Ogni euro mal speso in ads l'ha pagato con notti insonni e riunioni difficili. Ora condivide quello che ha imparato senza i giri di parole del marketing tradizionale. Se una strategia non porta risultati misurabili, non la consiglia.

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