Le città italiane stanno rispondendo al cambiamento climatico attraverso l'integrazione del verde urbano.
Il cambiamento climatico è un fenomeno innegabile che si manifesta, nelle nostre città, con eventi estremi comefrane,alluvionie ondate di calore. Questi eventi mettono a dura prova la stabilità delle aree urbane, evidenziando la necessità di strategie innovative per affrontare tali sfide. In questo contesto, il verde urbano emerge come una risposta fondamentale, trasformando la concezione delle città in infrastrutture climatiche e sociali.
Il modello3-30-300, sviluppato dall’ecologo forestale Cecil Konijnendijk, rappresenta un approccio innovativo per la pianificazione del verde nelle città. Questa regola suggerisce che ogni quartiere dovrebbe avere una copertura di almeno il30%di spazi verdi, che da ogni casa siano visibili almeno tre alberi e che ogni abitazione o luogo di lavoro si trovi a non più di300 metrida un parco. L’adozione di questo modello sta guadagnando terreno in molte città, da Malmö a Zurigo, e ora anche in Italia.
Integrare alberi e spazi verdi nelle aree urbane offre una serie di vantaggi, tra cui la riduzione delle temperature. Gli alberi, attraverso il processo dievapotraspirazione, rilasciano umidità nell’aria, contribuendo a mitigare l’effetto diisola di caloreche caratterizza molte città. Questo fenomeno può far sì che le temperature urbane siano significativamente più elevate rispetto alle aree rurali limitrofe. Inoltre, il verde urbano gioca un ruolo cruciale nella gestione delle precipitazioni: le radici degli alberi e il terreno permeabile aiutano ad assorbire l’acqua piovana, riducendo il rischio di alluvioni e il carico sulle reti fognarie.
Immaginate una città in cui il verde non è solo un elemento decorativo, ma una vera e propriainfrastrutturaclimatica. Questa visione è alla base del modello 3-30-300, che trasforma le città in sistemi naturali capaci di migliorare la qualità della vita dei cittadini. In Italia, città comeFirenzestanno già adottando piani urbanistici ispirati a questo modello. Il pianoIris, ad esempio, promuove l’aumento del verde urbano seguendo i criteri di visibilità e accessibilità degli spazi verdi.
Firenze è stata pioniere in questo approccio, ma altre città comeAstieFerrarastanno conducendo studi e ricerche per implementare il modello 3-30-300. Asti ha realizzato un’analisi scientifica per misurare la copertura arborea e identificare le aree che necessitano di interventi di forestazione. Ferrara, dal canto suo, sta applicando strumenti GIS per calcolare la visibilità degli alberi e la distanza dagli spazi verdi, dimostrando come il verde urbano possa essere integrato nella pianificazione cittadina.
Mentre alcune città adottano ufficialmente il modello 3-30-300, altre, comeGenovaeBologna, stanno già raggiungendo risultati significativi in termini di aree verdi. Genova, ad esempio, vanta una copertura verde che sfiora il50%, mentre Bologna ha ampliato i propri parchi e corridoi verdi.Campobassoha intrapreso progetti innovativi per gestire il verde urbano attraverso tecnologie digitali, migliorando la governance degli spazi verdi.
Milano rappresenta un caso emblematico per i suoi progetti diforestazione urbana. Con ilBosco Verticalee ilParco Biblioteca degli Alberi, la città ha dato vita a spazi verdi che fungono da modelli per altre metropoli europee. Sebbene Milano non adotti formalmente la regola 3-30-300, i suoi principi sono in linea con la pianificazione del verde pubblico e della creazione di micro-ecosistemi urbani.
Le città stanno evolvendo verso un futuro più sostenibile, dove il verde diventa parte integrante della loro identità e resilienza.
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