Sintesi La Commissione europea e la Commissione Lavoro della Camera hanno trovato un’intesa su misure concrete per accompagnare i lavoratori colpiti da ristrutturazioni, delocalizzazioni e transizioni tecnologiche. L’intento è duplice: potenziare il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) per intervenire presto e su più casi, e introdurre in Italia obblighi e strumenti operativi che favoriscano la ricollocazione e la riqualificazione professionale.
Il FEG: cosa cambia e perché L’accordo tra Parlamento e Consiglio rafforza il FEG, estendendone l’azione anche al sostegno anticipato a chi è a rischio di perdita del lavoro. Le norme rinnovate, operative fino, puntano a rendere più rapidi i percorsi di ricollocazione e a finanziare attività formative mirate. Dal 2007 il fondo ha già mobilitato 727 milioni di euro per oltre 181.000 persone, con un tasso di ricollocazione dell’81% entro 18 mesi: la revisione amplia e accelera queste possibilità, permettendo interventi preventivi a livello nazionale e locale.
La proposta italiana: obbligo di servizi di ricollocazione Alla Camera la Commissione Lavoro ha avviato l’esame (24 ) della proposta di legge C. 2733, relatore Silvio Giovine. Il testo impone alle aziende con almeno 30 dipendenti di attivare servizi qualificati di supporto alla ricollocazione quando si verificano licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, riorganizzazioni, delocalizzazioni o transizioni digitali e ambientali. L’idea è contenere l’impatto sociale delle ristrutturazioni offrendo percorsi concreti di reinserimento.
Chi eroga i servizi e come verranno monitorati I servizi dovranno essere forniti da agenzie per il lavoro autorizzate, in collaborazione con i centri per l’impiego. Il Ministero del Lavoro definirà entro 90 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento un decreto che stabilisca indicatori di performance, procedure operative e modalità di valutazione; le agenzie saranno iscritte a un albo dedicato. Questo quadro normativo punta a garantire tracciabilità, qualità e omogeneità dei percorsi offerti ai lavoratori.
Finanziamento e sanzioni I costi dei servizi saranno ripartiti: il datore di lavoro coprirà il 20%, mentre l’80% residuo potrà essere finanziato tramite accesso prioritario al cofinanziamento nazionale del FEG. In via sussidiaria sono previsti anche interventi dei fondi interprofessionali per la formazione continua. Sono previste sanzioni amministrative per le imprese inadempienti e la possibilità per il Ministero di attivare l’accesso al FEG con supporto tecnico degli organismi accreditati.
Regole sulle offerte di lavoro e conseguenze per i beneficiari Il lavoratore beneficiario potrà rifiutare fino a due offerte considerate congrue; al terzo rifiuto l’erogazione dei servizi sarà sospesa. La congruità viene valutata seguendo i criteri del decreto ministeriale del 10 aprile (competenze richieste, distanza dal domicilio, livello retributivo rispetto all’ultima indennità). L’obiettivo è trovare un equilibrio tra tutela del lavoratore e efficacia delle politiche di ricollocazione.
Coordinamento territoriale e tempi di attuazione La proposta prevede la costituzione di un’Unità tecnica FEG presso il Ministero del Lavoro entro 30 giorni dall’entrata in vigore, con funzioni istruttorie e di interlocuzione con la Commissione europea. Saranno inoltre stipulati accordi territoriali con la Conferenza Stato-regioni per definire ruoli e procedure dei centri per l’impiego e delle agenzie autorizzate. Il prossimo passo operativo atteso è l’adozione del decreto ministeriale che disciplinerà le modalità di applicazione.
Effetti per imprese e lavoratori Per le imprese l’introduzione di servizi obbligatori comporterà nuovi oneri organizzativi e una quota di spesa da sostenere nelle fasi di ristrutturazione. Per i lavoratori significa invece accesso a percorsi più strutturati di orientamento, formazione e ricerca attiva di impiego, con strumenti pensati per ridurre i tempi di disoccupazione e favorire il passaggio a settori in crescita. A livello europeo, il rafforzamento del FEG sottolinea la priorità data alla prevenzione e alla riqualificazione come leve per la competitività.
Stato dell’iter L’esame parlamentare è in corso: saranno le fasi successive dell’iter italiano a definire tempi, risorse e dettagli applicativi sul territorio. Nell’immediato resta centrale l’adozione del decreto del Ministero del Lavoro e l’organizzazione del coordinamento territoriale per rendere operative le misure.