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22 Ottobre 2026

Ciclismo: perché aumentano le rescissioni dei contratti dei top rider

Il panorama dei contratti ciclistici cambia radicalmente: scopri le cause e i casi più recenti di rottura anticipata.

Ciclismo: perché aumentano le rescissioni dei contratti dei top rider

Negli ultimi anni la scena professionistica del ciclismo è stata scossa da un fenomeno finora poco comune: la rescissione anticipata dei contratti tra corridori e scuderie. Non si tratta più di eccezioni isolate, ma di un trend consolidato che ha già coinvolto protagonisti di alto livello, sia nella sfida maschile che in quella femminile.

Casi recenti che hanno segnato la svolta

Tra gli esempi più eclatanti troviamo Filippo Ganna, che ha lasciato Netcompany-Ineos per firmare con Lidl-Trek, e Giulio Ciccone, destinato a indossare la maglia Pinarello-Q36.5 a partire dal 2027. Anche Richard Carapaz ha rotto il patto con EF e si è spostato alla NSN. Altri nomi di grande rilievo, come Remco Evenepoel, Juan Ayuso e Primož Roglič, hanno già annunciato cambi di squadra prima della scadenza contrattuale. Il fenomeno non risparmia il panorama femminile: Paula Blasi è passata dalla UAE a Movistar. L’unica eccezione rimane Tadej Pogačar, il cui contratto è quasi irrogabile.

La concatenazione di più cifre in un breve lasso di tempo

Nel solo mese scorso si contano tre trasferimenti di rilievo, mentre fino al 2023 le rotture anticipate avvenivano in media una volta ogni tre anni. Questo incremento netto è stato confermato da numerosi osservatori del settore, che registrano ora circa dieci casi all’anno.

Perché i contratti si allungano e gli sponsor guidano la dinamica

Una delle cause principali è il prolungamento della durata media dei contratti. Un accordo di cinque o sei stagioni, rispetto a uno di due, rende più probabile la discussione interna e, se necessario, la decisione di terminiarlo prima del previsto. Con un impegno più lungo, le parti hanno più margine per valutare mutamenti di performance, obiettivi sportivi o cambi di strategia aziendale.

Il secondo elemento cruciale riguarda la struttura proprietaria delle squadre. Fino a poco più di cinque anni fa la maggior parte delle scuderie era gestita da ex ciclisti o team manager, i quali non agivano necessariamente con una visione a lungo termine e tendevano a evitare penali per il trasferimento di un atleta. Oggi, gli sponsor – tra cui nomi come UAE, Decathlon, Lidl, Red Bull – sono i veri proprietari e considerano la squadra un asset strategico. Questa nuova mentalità porta a una gestione più aggressiva sul mercato, con investimenti più consistenti e una più veloce attivazione di clausole di rescissione.

Impatto economico e prospettive future

Il rafforzamento dei capitali investiti ha trasformato la scala di riferimento: nel 2020 un budget di 25 milioni di euro era considerato elevato, mentre oggi la stessa cifra colloca una squadra tra le ultime della classifica finanziaria. Con fondi più consistenti, gli sponsor hanno la capacità di pagare penali significative o di offrire contratti più allettanti ad atleti già impegnati altrove.

Questa dinamica ha anche ripercussioni sulla gestione dei procuratori. Gli agenti dei corridori, come Alex Carera, hanno dovuto ampliare il loro ruolo, passando da semplici negoziatori a veri strateghi di mercato, capaci di individuare rapidamente alternative valide per i propri clienti quando si profila una rottura.

Guardando al futuro, è lecito attendersi che questo modello continui a diffondersi. L’allargamento dei contratti, la presenza di sponsor con visione imprenditoriale e l’aumento dei budget renderanno le rescissioni anticipate una pratica quasi routinaria, con un impatto significativo sulla competitività fra le squadre e sulla stabilità della carriera dei rider.

Paolo Mariani
Autore

Paolo Mariani

Paolo Mariani, giornalista esperto di mercato del lavoro e politiche occupazionali, racconta contratti, carriere e trasformazioni del mondo professionale con taglio pratico e attento ai diritti dei lavoratori.