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Che cos’è la “burnout season”, i 36 giorni più stressanti dell’anno

(Adnkronos) – Per anni ci siamo raccontati che la fine dell’anno fosse il periodo più magico, fatto di lucine, cene e buoni propositi. In realtà, dietro a quell’atmosfera ovattata da playlist natalizie, si nasconde una verità molto più umana: dicembre è un mese che mette a dura prova. Lo conferma una nuova ricerca di OnePlus, secondo cui il periodo che va dal 25 novembre al 31 dicembre rappresenta ufficialmente la fase più stressante dell’anno. Non si tratta di un’impressione: circa 17 milioni di italiani vivranno questi 36 giorni sentendosi mentalmente sovraccarichi, intrappolati tra lavoro, vita sociale, famiglia e attività che si accumulano una sull’altra. Lo studio mette in luce come il carico mentale non derivi solo dalle scadenze professionali, ma anche dalla pressione sociale delle feste. Una persona su tre percepisce un aumento tangibile dello stress e molti indicano come fattori principali la necessità di partecipare a eventi, organizzare pranzi e cene, concludere progetti lavorativi e fare i conti con aspettative — proprie e altrui — spesso irrealistiche. Le giornate più corte amplificano la sensazione di mancanza di tempo e il sovraccarico emotivo si fa sentire in ogni ambito. La ricerca evidenzia un dato interessante: in questo periodo più della metà delle persone si sente sopraffatta dal numero di appuntamenti, il 44% teme di arrivare a dicembre completamente esausto e una parte significativa della popolazione ammette di perdere il controllo sulle attività quotidiane più semplici. Uno su cinque esce di casa senza telefono o portafoglio, il 17% perde oggetti o li ripone nei posti sbagliati e c’è persino chi dimentica dove ha parcheggiato l’auto. Piccoli blackout causati non da distrazione, ma da saturazione mentale. Il fenomeno non risparmia nemmeno le relazioni. L’avvicinarsi delle festività sembra creare distanza: molti confessano di sentirsi meno presenti emotivamente con il partner e una parte significativa della fascia più giovane racconta di percepire una minore connessione con chi li circonda. Anche le abitudini personali peggiorano: si ricorre più spesso a pasti veloci e poco salutari, si abbandona l’attività fisica e si perde il ritmo nella propria routine. È il burnout stagionale, ed è una condizione sempre più diffusa. Per affrontare questo mare di impegni, OnePlus ha coinvolto la dottoressa Claire Ashley, specialista del burnout, che inquadra il fenomeno con estrema lucidità: il peso non è tanto nelle attività pratiche, quanto nel carico mentale. L’ansia di dover ricordare tutto, gestire tutto, coordinare tutto. Secondo Ashley, una strategia utile per evitare il crollo è delegare — e farlo anche alla tecnologia, purché sia integrata in modo intelligente nel flusso delle nostre giornate. "Il burnout festivo è una realtà moderna", afferma. "Le aspettative e la pressione sociale portano molte persone a sentirsi sopraffatte e a non godersi davvero questo periodo. Ridurre il carico mentale è fondamentale, e la tecnologia può avere un ruolo prezioso in questo". Proprio su questo terreno si inserisce il nuovo OnePlus 15, che sarà presentato il 13 novembre. È il primo smartphone della casa progettato con funzioni AI dedicate non tanto alla produttività, quanto alla gestione del carico mentale. Con il nuovo OxygenOS 16 debutta Plus Mind, una sorta di “secondo cervello digitale”, uno spazio centralizzato in cui finiscono note, screenshot, immagini e documenti raccolti nel corso della giornata. Tutto può essere salvato con una gesture o con il tasto laterale Plus Key, mentre l’intelligenza artificiale organizza automaticamente i contenuti, li collega tra loro e permette di recuperarli in pochi secondi. Con AI Writer è possibile riassumere testi, creare mappe visive o preparare una presentazione partendo da appunti sparsi. Con AI Scan, invece, una semplice foto di una slide viene trasformata in un PDF ordinato. La dottoressa Ashley sottolinea come queste funzioni non siano solo comode, ma utili proprio nella prevenzione dello stress. Liberare la mente da micro-automatismi, come ricordare un dettaglio o ritrovare un file salvato di fretta, significa abbassare la soglia del sovraccarico. "Con strumenti come Plus Mind e Plus Key è possibile salvare e archiviare tutto in un unico luogo, delegando parte dell’organizzazione e restituendo spazio mentale a ciò che conta davvero", afferma. Al di là della tecnologia, questa ricerca fotografa un fenomeno culturale: la vita moderna richiede una presenza costante, un multitasking senza tregua e una memoria che non siamo progettati per avere. Se la tecnologia può alleggerire parte del peso, allora forse la vera innovazione non è più la potenza bruta, ma la capacità di restituirci tempo e spazio mentale. La Burnout Season non scomparirà con un aggiornamento software, ma potrebbe essere più gestibile. E se per una volta lo smartphone invece di rubarci attenzione ce ne restituisse un po’, sarebbe davvero un bel regalo di fine anno. 
—tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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