calcolo del ticket naspi: guida pratica per datori di lavoro

Breve guida sul ticket NASpI, il contributo che il datore di lavoro privato deve versare all'INPS in caso di cessazione del rapporto a tempo indeterminato che possa dare diritto all'indennità di disoccupazione.

Introduzione
Il “ticket NASpI” riguarda il contributo che il datore di lavoro privato deve versare all’INPS quando si interrompe un rapporto di lavoro a tempo indeterminato e la causa di cessazione rientra tra quelle che, in astratto, danno diritto all’indennità di disoccupazione. Qui trovi una guida pratica: che cos’è, come si calcola e quando scatta l’obbligo.

Che cos’è il ticket NASpI e a cosa serve
Il ticket NASpI è un onere a carico del datore di lavoro predisposto per collegare il costo del recesso datoriale al finanziamento degli ammortizzatori sociali. In sostanza, quando il rapporto si scioglie per una causa riconducibile alla possibilità di fruire della NASpI, il datore è tenuto a versare un contributo che aiuta a sostenere la stessa indennità erogata dall’INPS.

Natura giuridica e portata dell’obbligo
Questo contributo ha carattere oggettivo: non dipende dal fatto che il lavoratore chieda o riceva effettivamente la NASpI. L’obbligo nasce dalla causale di cessazione del rapporto; se la motivazione rientra tra quelle previste dalla normativa, il versamento è dovuto indipendentemente dalla situazione contributiva o dalle scelte del lavoratore.

Modalità di calcolo
Il calcolo del ticket si basa su due variabili principali: la durata del rapporto di lavoro e il massimale mensile della NASpI vigente nell’anno di cessazione. La misura pratica è questa: il datore versa il 41% del massimale mensile per ciascun anno di anzianità, fino a un massimo di tre anni.

A titolo esemplificativo, prendendo come riferimento il massimale indicato nella circolare INPS n. 4/2026 (1.584,70 euro mensili), il contributo annuo per ogni anno è 0,41 × 1.584,70. Per rapporti con più anni di servizio si sommano gli importi fino al tetto massimo di tre annualità. In formula: contributo totale = 0,41 × massimale mensile × anni computabili (max 3).

Esempio pratico
Se il massimale è 1.584,70 euro, l’onere per un anno è circa 649,73 euro (0,41 × 1.584,70). Per due anni si raddoppia, per tre anni si triplica, fermo restando il limite triennale. Questo approccio rende rapido e confrontabile il calcolo in diversi scenari aziendali.

Quando il ticket è dovuto: chiarimenti operativi
Il ticket NASpI scatta quando la causale della cessazione rientra tra quelle che, secondo la normativa e l’interpretazione dell’INPS, possono dare diritto alla NASpI. Non è necessario che il lavoratore presenti domanda né che percepisca la prestazione: conta l’evento giuridico della cessazione e la sua motivazione.

Implicazioni pratiche per aziende e consulenti
Per chi si occupa di risorse umane o consulenza del lavoro, il ticket rappresenta un costo da valutare attentamente nelle operazioni di ristrutturazione, nelle uscite volontarie o in caso di licenziamenti. Integrare questo onere nelle simulazioni economiche evita sorprese di bilancio e aiuta a scegliere soluzioni più sostenibili.

Suggerimenti operativi concreti
– Verificare ogni anno il massimale NASpI applicabile nell’anno di cessazione. – Documentare accuratamente la causale di licenziamento, per avere traccia del motivo che determina (o meno) l’obbligo. – Inserire il ticket nei budget di uscita e nei piani di ristrutturazione. – Preparare moduli amministrativi standard per il calcolo e il versamento all’INPS. – Coinvolgere consulenti legali o del lavoro quando c’è incertezza sulla qualificazione della causale.

Conclusione pratica
Il ticket NASpI è un contributo dovuto dal datore di lavoro privato quando la cessazione del rapporto a tempo indeterminato rientra tra le causali che danno diritto all’indennità. Si calcola come il 41% del massimale mensile della NASpI per ogni anno di servizio (fino a tre anni) e la sua obbligatorietà è indipendente dall’effettiva fruizione della prestazione da parte del lavoratore. Per le aziende, la raccomandazione è di integrare questo costo nelle valutazioni economiche delle cessazioni e di adottare procedure chiare per il calcolo e la documentazione.

Scritto da Mariano Comotto

attestato di esenzione ticket: procedure e requisiti nella Regione Marche