Istat fotografa un mercato del lavoro in espansione con 24,121 milioni di occupati, salari in rialzo e forti differenze tra Nord e Sud oltre che tra giovani e over 50
L’Istituto Nazionale di Statistica ha tracciato un bilancio dettagliato del mercato del lavoro che mette in luce sia risultati positivi sia nodi strutturali. Secondo il rapporto, il 2026 si è chiuso con un record di occupazione: in media sono risultate occupate 24.121.000 persone. Il quadro complessivo rivela un miglioramento delle retribuzioni e un consolidamento dei contratti stabili, ma evidenzia anche disparità generazionali e territoriali che richiedono attenzione politica e strategica.
Il tasso di occupazione si attesta al 62,5%, sostenuto soprattutto dall’incremento degli occupati over 50, la cui quota è cresciuta dell’1,6% su base annua, mentre le fasce sotto i 34 anni registrano una flessione dell’1,3%. A trainare la dinamica è stato il boom dei contratti a tempo indeterminato, cresciuti di 76.000 unità nell’ultimo trimestre, a fronte di un calo consistente dei contratti a termine, diminuiti dell’8,6%. Parallelamente si osserva una crescita del lavoro autonomo del 3%, segnale di una rinnovata spinta imprenditoriale nel tessuto produttivo.
La domanda di lavoro è in espansione soprattutto nel comparto dei servizi, mentre l’industria mostra segnali di tenuta più cauta. I rinnovi contrattuali hanno contribuito a una crescita media delle retribuzioni del 3,4% annuo, con incrementi significativi in settori specifici: sanità (+9,4%), estrazione mineraria (+6,1%) e amministrazioni centrali dello Stato (+4,7%). Il costo del lavoro per le imprese è aumentato del 3,6%, influenzato anche dall’attenuazione delle agevolazioni contributive che ha determinato una crescita della componente dei contributi sociali del 5,0%.
Il tasso di disoccupazione è sceso al 5,6%, con miglioramenti più rapidi tra i giovani, anche se la distanza generazionale rimane marcata: tra i 18 e i 34 anni il tasso si mantiene elevato, al 10,9%. Gli inattivi sono lievemente aumentati, fenomeno concentrato tra la popolazione maschile e nelle regioni meridionali. Tuttavia, l’aumento degli inattivi è accompagnato da segnali positivi: molti sono impegnati in percorsi di istruzione e formazione o in attività di cura familiare, e si osserva una riduzione importante dei cosiddetti scoraggiati, diminuiti di 143.000 persone, a indicare una ritrovata fiducia verso le prospettive occupazionali.
Le stime provvisorie per i primi mesi del 2026 confermano una tendenza favorevole: rispetto a dicembre si registra un +25.000 occupati e un aumento dello 0,1% nel tasso di occupazione. Questi segnali positivi convivono però con incertezze di natura globale, tra cui la volatilità dei mercati energetici e le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che potrebbero impattare su costi e produzione. Nel quarto trimestre del 2026 il PIL italiano è cresciuto dello 0,3% con confronti europei misti: Francia +0,2%, Spagna +0,8%.
Un capitolo a parte è dedicato all’inserimento professionale dei dottori di ricerca. I dati ISTAT mostrano tassi di occupazione molto elevati per chi consegue il dottorato: a 4-6 anni dal titolo lavora il 96,1% dei dottori, con il 34,4% in contratti a tempo determinato e quasi il 6% a tempo parziale. Cresce anche la quota che opera in università o enti di ricerca, arrivata al 49,3% rispetto al 39,7% del 2018, mentre il 10,4% lavora all’estero.
Il dottorato presenta un alto grado di mobilità: il 39,7% vive in una regione diversa da quella di provenienza o all’estero; il 22% ha cambiato regione e il 10% si è trasferito all’estero. Tra i dottori che lavorano fuori dall’Italia, le destinazioni principali sono Germania, Stati Uniti, Francia e Svizzera. Inoltre, la percentuale di dottori che ha svolto periodi di formazione all’estero è in aumento, favorendo percorsi professionali più internazionali e una maggiore capacità di collocamento nel mercato del lavoro globale.
In sintesi, il bilancio Istat del 2026 dipinge un mercato del lavoro italiano più solido sul fronte dell’occupazione e delle retribuzioni, ma segnalando criticità persistenti: disparità territoriali, gap di genere e difficoltà per i più giovani restano questioni aperte. Le prime mensilità del 2026 lasciano intendere una prosecuzione della tendenza positiva, ma i rischi esterni e le sfide strutturali richiedono interventi mirati per consolidare i risultati e ridurre le disuguaglianze.
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