Il bando Prospettive+ mette a disposizione 25 milioni per progetti formativi rivolti a persone disoccupate e inattive, puntando su formazione digitale, orientamento e inserimento lavorativo
I fatti sono questi: il bando Prospettive+, promosso dal Fondo per la Repubblica Digitale, finanzia percorsi per rafforzare le competenze digitali di persone disoccupate e inattive. Destinatari principali sono gli over 34 fino a 67 anni. L’iniziativa mette a disposizione complessivamente 25 milioni di euro per progetti che combinano formazione tecnica, orientamento e servizi di accompagnamento all’inserimento lavorativo. Secondo fonti ufficiali, l’obiettivo è ridurre le disuguaglianze territoriali e favorire la partecipazione al mercato del lavoro.
Il bando sostiene percorsi formativi mirati rivolti a persone fuori dal mercato del lavoro. I progetti devono integrare formazione tecnica, orientamento professionale e servizi di placement. Il finanziamento totale ammonta a 25 milioni di euro. I beneficiari sono individui nella fascia d’età 34-67 anni, con particolare attenzione alle aree svantaggiate. Secondo fonti ufficiali, il programma rientra nelle azioni del Fondo per la Repubblica Digitale.
Il finanziamento punta a ridurre le disuguaglianze territoriali e a migliorare l’occupabilità dei partecipanti. I progetti favoriscono l’acquisizione di competenze digitali richieste dal mercato del lavoro. Le amministrazioni e gli enti proponenti dovranno predisporre percorsi personalizzati e servizi di accompagnamento al lavoro. Confermano dalla direzione del fondo che il bando promuove inclusione e adattamento alle trasformazioni tecnologiche.
I fatti sono questi: in Italia giovani, disoccupati e lavoratori devono aggiornare le competenze digitali per restare occupabili e competitivi. Il fenomeno riguarda tutto il territorio, con divari marcati tra Centro-Nord e Mezzogiorno. Secondo fonti ufficiali, il rafforzamento delle capacità digitali favorisce accesso al lavoro e inclusione sociale, oltre a ridurre il rischio di esclusione dalle trasformazioni tecnologiche.
Confermano dalla direzione del fondo che la formazione digitale influisce su occupabilità e mobilità professionale. Il mancato aggiornamento accentua le disuguaglianze per età e titolo di studio. Investire in percorsi formativi significa anche sostenere l’inserimento di persone lontane dal mercato del lavoro e favorire l’adeguamento delle competenze richieste dal mercato.
Sono attesi sviluppi nelle modalità di erogazione dei corsi e nell’accesso ai servizi territoriali, comunicati dalle autorità competenti.
Sono attesi sviluppi nelle modalità di erogazione dei corsi e nell’accesso ai servizi territoriali. Il bando punta a sostenere progetti con comprovata efficacia e alta scalabilità. Si privilegiano interventi capaci di raggiungere un numero consistente di beneficiari e di produrre risultati misurabili in termini di reinserimento lavorativo. L’approccio favorisce lo scale-up delle soluzioni efficaci già sperimentate, con preferenza per partenariati strutturati e azioni replicabili su scala nazionale.
I fatti sono questi: i progetti devono presentare un pacchetto integrato di attività volto a favorire l’inserimento e la qualificazione professionale. Devono includere strategie di individuazione e ingaggio dei beneficiari, percorsi formativi per competenze digitali di base e avanzate e moduli per lo sviluppo delle soft skills. Vanno proposti inoltre servizi di orientamento e placement compatibili con modelli di lavoro locali.
Secondo fonti ufficiali, è richiesta attenzione alla continuità della partecipazione, con misure per prevenire l’abbandono e strumenti di conciliazione per chi ha responsabilità familiari o vincoli logistici. La proposta deve prevedere indicatori di monitoraggio e piani di valutazione dell’impatto, con preferenza per partenariati strutturati e azioni replicabili su scala nazionale. La selezione darà rilievo alla capacità di scalabilità e alla sostenibilità delle attività nel medio termine.
A valle della selezione, i parametri economici definiscono limiti e requisiti di progetto. La dotazione totale è di 25 milioni di euro. Il costo unitario massimo per beneficiario è di 3.500 euro. Il contributo per singolo progetto varia tra 1 e 3 milioni di euro. La durata prevista è compresa tra 18 e 30 mesi. Dal punto di vista territoriale, ogni progetto deve coinvolgere obbligatoriamente almeno due regioni, con possibilità di estensione su scala nazionale per massimizzare l’impatto. I criteri operativi e di rendicontazione saranno dettagliati nel bando.
A seguito dei criteri operativi e di rendicontazione, possono partecipare enti del terzo settore, soggetti privati senza scopo di lucro e soggetti pubblici. I partecipanti devono organizzarsi in partenariati composti da un minimo di tre fino a un massimo di otto soggetti. Il ruolo di soggetto responsabile è riservato a un ente pubblico o privato non profit con sede legale in Italia e costituito da almeno due anni. Sono previste eccezioni per università e centri di ricerca, secondo quanto stabilito dal bando. La partecipazione di partner for profit è ammessa esclusivamente per attività specialistiche e fino al 30% del budget.
I fatti sono questi: enti e partenariati devono presentare le proposte esclusivamente online sulla piattaforma Re@dy. La scadenza è fissata alle ore 11:00 del 15 maggio 2026. Ogni partenariato può inviare una sola candidatura, salvo eccezioni previste dal bando. La procedura garantisce tracciabilità e trasparenza nella gestione delle domande. Secondo fonti ufficiali, le proposte saranno valutate secondo i criteri del bando.
Le proposte devono essere caricate esclusivamente sulla piattaforma Re@dy entro le ore 11:00 del 15 maggio 2026. Ogni partenariato può presentare una sola candidatura, salvo eccezioni specifiche previste dal bando. La procedura online garantisce tracciabilità e trasparenza nella gestione delle domande e nella valutazione dei progetti.
Il Fondo per la Repubblica Digitale nasce dalla collaborazione tra il Governo e Acri per ridurre il digital divide e sperimentare modelli di formazione inclusivi. Con una dotazione complessiva che arriva a 350 milioni di euro fino al 2026, il Fondo sostiene iniziative per rendere le competenze digitali accessibili e sostenibili. L’intervento contribuisce alle priorità del PNRR e del PNC sulla trasformazione digitale.
I partenariati tra pubblico, terzo settore e soggetti privati non profit combinano competenze complementari per favorire l’inserimento lavorativo. Offrono progettazione formativa, capacità di outreach territoriale e relazioni con il mondo dell’impresa. L’obiettivo è costruire percorsi credibili e sostenibili, dotati di supporti concreti per avviare nuove opportunità professionali per persone a rischio di esclusione dal mercato del lavoro.
Prospettive+ rappresenta un’occasione per consolidare esperienze efficaci e ampliare strumenti di riqualificazione professionale per disoccupati e inattivi. Le organizzazioni sono sollecitate a predisporre proposte che combinino innovazione, impatto misurabile e realizzabilità su scala territoriale. Secondo fonti ufficiali, il successo dipende dalla capacità di integrare risorse locali e indicatori di valutazione chiari; si prevedono monitoraggi per verificare risultati occupazionali e sostenibilità degli interventi.
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