Aumento delle assunzioni nel mercato del lavoro nel primo trimestre

Dati recenti indicano una ripresa delle assunzioni nel primo trimestre con differenze tra settori e territori

Il mercato del lavoro italiano presenta segnali incoraggianti, ma sotto la superficie restano nodi ancora da sciogliere. I dati Istat mostrano una discesa della disoccupazione e un aumento degli occupati, ma l’evoluzione nasconde divari persistenti per donne e giovani e questioni legate alla qualità e alla qualificazione del lavoro.

Cosa dicono i numeri
A gennaio il tasso di disoccupazione è sceso al 5,1%, il valore più basso dall’inizio delle serie storiche nel 2004. La disoccupazione giovanile rimane però alta, al 18,9%. Rispetto all’anno precedente, le persone in cerca di lavoro sono diminuite del 7,1% (-99 mila). Gli occupati sono aumentati dello 0,3% su base mensile, pari a circa 80 mila unità: il tasso di occupazione è salito al 62,6%, con un totale di 24.181.000 occupati. Sono progressi tangibili, ma non risolvono i problemi strutturali sul fronte delle competenze e della qualità contrattuale.

Composizione dell’occupazione
L’incremento interessa sia i dipendenti sia gli autonomi. I dipendenti permanenti sono 16.455.000, i dipendenti a termine 2.449.000 e gli autonomi 5.277.000. Nel confronto annuo si registrano +71.000 dipendenti permanenti e +195.000 autonomi, mentre i contratti a termine calano di 196.000. Il quadro suggerisce una ripresa numerica, ma con segnali contrastanti sulla stabilità e sulle prospettive professionali.

Inattività e disuguaglianze
Parallelamente, il tasso di inattività è salito al 33,9%, con un aumento più marcato tra i 15-24enni e le donne. Una parte dell’aumento è riconducibile a percorsi di studio più lunghi, ma una quota può tradursi in un’espansione dei NEET (giovani né occupati né in formazione). Queste dinamiche accentuano le disuguaglianze di genere e generazionali e richiedono interventi mirati su politiche di attivazione e formazione.

Impatto di genere e generazionale
La partecipazione femminile resta sotto la media europea: molti ostacoli sono legati ai carichi di cura e alla scarsità di servizi di supporto, che riducono le opportunità di lavoro stabile per le donne. Sul fronte generazionale, cala la quota di under 35 occupati mentre aumenta la presenza degli over 50: questo scarso ricambio può pesare su dinamiche di produttività e salari.

Reazioni sindacali e delle associazioni
Sindacati e organizzazioni datoriali interpretano i dati in modo sfaccettato. Per la Cisl l’aumento degli occupati è un segnale positivo soprattutto per i rapporti stabili e l’autonomia professionale, ma resta l’allarme per l’aumento degli inattivi tra giovani e donne. La Uil richiama l’urgenza di politiche che favoriscano l’inclusione femminile e le prospettive per i giovani. Confcommercio, pur riconoscendo aspetti positivi, segnala revisioni al ribasso delle stime e sottolinea come la debolezza della partecipazione femminile possa compromettere la sostenibilità del recupero occupazionale.

Contesto macroeconomico e prospettive
L’economia cresce, ma con passo contenuto. Istat segnala per il quarto trimestre del 2026 un Pil destagionalizzato in aumento dello 0,3% sul trimestre precedente e dello 0,8% su base annua; la crescita acquisita per il 2026 è stimata intorno allo 0,3%. La domanda interna mostra segnali di ripresa moderata, mentre il contributo esterno risulta neutro. Due fattori rischiano di frenare il recupero occupazionale: la minore partecipazione femminile e il rallentamento degli investimenti pubblici residui, oltre alla necessità di completare gli stanziamenti previsti dal PNRR. Senza interventi strutturali mirati, la traiettoria di crescita potrebbe rimanere al di sotto del potenziale nel medio termine.

Cosa serve
Le richieste che emergono da sindacati e associazioni sono coerenti: investimenti produttivi, percorsi di formazione mirati, politiche industriali che incentivino l’occupazione femminile e giovanile. Misure attive del lavoro e incentivi alla stabilizzazione dei rapporti possono favorire la transizione dai contratti precari a occupazioni più stabili. Anche le scelte fiscali e regolatorie peseranno sulla capacità di attrarre investimenti privati.

Settori e outlook
I settori con maggiore spinta verso creatività e digitalizzazione assorbono più occupazione; manifattura e servizi tradizionali restano più vulnerabili alla debole domanda interna. Secondo scenari cautelativi, l’occupazione potrebbe crescere ancora tra lo 0,5% e l’1% nei prossimi 12 mesi, a patto che vengano messe in campo misure efficaci per aumentare la partecipazione e migliorare la qualità del lavoro. Il percorso resta condizionato dalle politiche pubbliche e dall’andamento degli investimenti.

Sintesi finale
La riduzione della disoccupazione e l’aumento degli occupati sono risultati concreti, ma non cancellano le fragilità strutturali del mercato del lavoro italiano: partecipazione femminile insufficiente, ricambio generazionale lento e qualità contrattuale disomogenea. Per trasformare il recupero numerico in un vero miglioramento sostenibile servono politiche coordinate tra istituzioni, imprese e sindacati, con un mix di investimenti, formazione e misure di conciliazione che favoriscano un’occupazione più inclusiva e stabile.

Scritto da Sarah Finance

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