Nonostante migliaia di entrate previste, in Basilicata domina il lavoro a termine e cala la domanda di profili altamente qualificati; il gap tra offerta e competenze resta significativo
Le imprese in Basilicata prevedono un aumento dei nuovi ingressi nel mercato del lavoro, ma la natura dei rapporti evidenzia instabilità contrattuale. Le offerte si concentrano prevalentemente su contratti a durata predeterminata, mentre le posizioni a tempo indeterminato risultano limitate. Il fenomeno si manifesta soprattutto nelle assunzioni pianificate per i prossimi cicli di reclutamento e interessa vari settori produttivi della regione.
La domanda regionale mostra una scarsità di ruoli che richiedono competenze altamente specializzate. Questo squilibrio tra volume delle assunzioni e qualità delle posizioni solleva interrogativi sulle strategie di sviluppo del capitale umano in Basilicata.
La situazione impone un ripensamento delle politiche formative e delle misure di accompagnamento al lavoro. Gli attori locali sono chiamati a intervenire per favorire la conversione delle assunzioni temporanee in occupazione stabile e per potenziare le competenze specialistiche richieste dal mercato.
Le imprese prevedono che la maggioranza delle prossime attivazioni avverrà con contratti a termine. Tale modalità coprirà circa l’80% delle Nuove assunzioni, mentre le formule a tempo indeterminato e l’apprendistato resteranno marginali. La dinamica riduce la quota di stabilità occupazionale offerta ai lavoratori.
La prevalenza dei contratti temporanei comporta effetti sulla sicurezza economica e sulla fidelizzazione dei talenti. Per attenuare questi rischi le aziende indicano la necessità di favorire la conversione dei contratti a termine in rapporti stabili e di investire in percorsi di formazione specialistica. Anche interventi coordinati di politica occupazionale potrebbero sostenere la transizione verso soluzioni più durature.
Nonostante gli interventi di politica attiva, permangono criticità per i lavoratori. La diffusione del contratto a termine complica la pianificazione professionale e personale. La prevalenza di contratti temporanei riduce gli incentivi delle imprese a investire nella formazione on the job. Limitazioni nell’accesso a benefit legati alla continuità lavorativa aumentano la vulnerabilità sociale. La transizione verso impieghi stabili resta lenta e selettiva, con effetti differenziati tra settori e fasce d’età. Modifiche normative e incentivi alla formazione possono favorire il passaggio verso maggiore stabilità. Il monitoraggio delle misure sarà decisivo per valutare l’impatto sui percorsi professionali.
Il monitoraggio delle misure sarà decisivo per valutare l’impatto sui percorsi professionali. Nel mercato locale la maggior parte delle nuove assunzioni richiede competenze pratiche e operative. Solo una quota limitata è destinata a laureati e profili tecnici specializzati. Questa configurazione segnala un fabbisogno prevalente di figure con qualifica professionale o diploma di scuola superiore. Il fenomeno pone l’accento sul gap tra offerta formativa e richieste del mercato, definibile come mismatch tra competenze e domanda occupazionale.
La domanda orientata verso titoli professionali richiede un rafforzamento dei percorsi tecnici. Le istituzioni scolastiche e gli enti di formazione devono intensificare l’allineamento con le imprese. Si rende necessario potenziare programmi che favoriscano l’acquisizione di competenze pratiche per giovani e adulti in fase di riqualificazione. In particolare, l’investimento in istruzione tecnica e in percorsi di formazione professionale mirati può ridurre il divario tra competenze offerte e richieste del mercato.
Le aziende richiedono prevalentemente figure operative: operai specializzati e conduttori di impianti costituiscono la quota principale delle assunzioni previste. Le altre posizioni richieste comprendono profili generici e ruoli nelle professioni commerciali e dei servizi. La domanda è quindi concentrata su competenze tecniche e operative, non su ruoli altamente specializzati.
Nonostante la focalizzazione su profili considerati di base, le imprese segnalano difficoltà di reclutamento in una parte rilevante dei casi. Gli ostacoli interessano il 42% delle selezioni previste, secondo le segnalazioni raccolte. Le carenze riguardano competenze pratiche e padronanza delle tecnologie di produzione, oltre a disponibilità e adattabilità ai contratti proposti.
Per ridurre il divario tra domanda e offerta del lavoro, è necessaria una maggiore integrazione tra formazione e impresa. Investimenti in percorsi tecnico-professionali, programmi di aggiornamento e meccanismi di inserimento come l’apprendistato potrebbero migliorare la corrispondenza tra competenze offerte e richieste del mercato. Sul piano delle politiche del lavoro, le imprese indicano la necessità di interventi mirati per favorire il reclutamento di personale operativo qualificato.
Più fattori spiegano le difficoltà di reperimento. Le imprese segnalano un mismatch tra competenze richieste e quelle presenti sul mercato del lavoro. Mismatch indica lo scostamento tra domanda di lavoro e offerta di competenze. Inoltre, la scarsa mobilità geografica limita l’accesso a profili adeguati. Molti candidati non possiedono le esperienze tecniche specifiche richieste dalle aziende. Infine, la diffusione di forme contrattuali a breve termine riduce l’attrattività delle posizioni per figure più qualificate, complicando la copertura dei posti vacanti.
Le imprese segnalano una maggiore attività di assunzione nei servizi e nell’industria, con contributi rilevanti anche dal primario (agricoltura e filiere connesse). La domanda di lavoro è quindi diversificata e interessa mansioni operative, tecniche e amministrative, con variazioni nelle competenze richieste e nelle tipologie contrattuali offerte.
Dal punto di vista demografico, una quota significativa delle opportunità è indirizzata alle persone under 30, mentre una percentuale rilevante riguarda lavoratori immigrati. Queste caratteristiche mostrano come il ricambio generazionale e il contributo della forza lavoro straniera siano fattori centrali per soddisfare il fabbisogno aziendale, soprattutto laddove la prevalenza di forme contrattuali a breve termine riduce l’attrattività per figure più qualificate.
Nella regione, il mercato del lavoro mostra un equilibrio tra volumi di assunzione e qualità dell’occupazione, ma resta fragile a causa della prevalenza di contratti temporanei e della domanda limitata di figure altamente specializzate. Per rafforzare la resilienza del sistema occupazionale sono necessarie azioni mirate: favorire la creazione di posti stabili, aggiornare le competenze in linea con il fabbisogno aziendale e potenziare le politiche attive del lavoro. Interventi coordinati tra istituzioni, imprese e sistemi formativi aumenterebbero l’attrattività dei profili qualificati e la capacità di assorbire le transizioni produttive. Il risultato atteso è una maggiore stabilità occupazionale e una migliore corrispondenza tra offerta e domanda di lavoro nella regione.
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