(Adnkronos) – Il biologo statunitense David Baltimore, premio Nobel per la Medicina nel 1975 insieme a Howard Temin e Renato Dulbecco "per le loro scoperte riguardanti l'interazione tra i virus tumorali e il materiale genetico della cellula", è morto sabato 6 settembre all'età di 87 anni nella sua casa di Woods Hole, nel Massachusetts. La notizia della sua scomparsa è stata confermata dalla moglie Alice Shih Huang, anche lei scienziata. Figura centrale della biologia molecolare del Novecento e per decenni una delle voci più autorevoli nei dibattiti internazionali sull'etica delle biotecnologie, nato a New York il 7 marzo 1938, Baltimore aveva scoperto la passione per la ricerca già da liceale, durante un programma estivo presso il Jackson Laboratory nel Maine. Dopo la laurea a Swarthmore College e il dottorato al Rockefeller Institute, la sua carriera decollò rapidamente: nel 1968 entrò al Massachusetts Institute of Technology (Mit) come professore di microbiologia, poi di biologia; dal 1974 lavorò al Centro per le ricerche sul cancro allo stesso Mit di Boston. Nel 1970 identificò l'enzima trascrittasi inversa, capace di riscrivere l'informazione genetica dall'Rna al Dna, smentendo il dogma allora dominante nella biologia molecolare. Questa scoperta aprì la strada alla comprensione dei retrovirus – tra cui l'Hiv – e si rivelò cruciale nello studio del cancro e nello sviluppo di terapie antivirali. Per questo lavoro condivise il Nobel con Temin e Dulbecco. Ma la grandezza di Baltimore andò oltre il banco del laboratorio. Negli anni '70 fu tra i primi a lanciare l'allarme sui rischi legati al Dna ricombinante, promuovendo nel 1975 la storica Conferenza di Asilomar che pose le basi per un sistema di autoregolamentazione della ricerca genetica. Più tardi avrebbe avuto un ruolo simile anche nel dibattito contemporaneo sulla tecnologia Crispr e sull'editing genetico umano. Non temette mai di prendere posizione su temi scottanti: dalla guerra in Vietnam, contro cui manifestò pubblicamente, alla battaglia per un'efficace risposta scientifica e governativa all'epidemia di Aids. Nel 1996 fu chiamato a guidare la commissione federale per lo sviluppo di un vaccino contro l'Hiv. Baltimore fu anche presidente della Rockefeller University (1990-1991) e, successivamente, del California Institute of Technology (Caltech) dal 1997 al 2006, dove guidò una storica raccolta fondi da oltre 1 miliardo di dollari e consolidò la leadership dell'istituto nel campo delle scienze biologiche. Alla fine del suo mandato fu nominato President Emeritus e Robert Andrews Millikan Professor of Biology. La sua carriera non fu priva di ostacoli: fu coinvolto, suo malgrado, in una lunga controversia legata a un caso di presunta frode scientifica di un collega. Pur se completamente scagionato dopo anni di indagini, la vicenda mise in evidenza il ruolo centrale – e a volte politicamente scomodo – che Baltimore ricopriva nella comunità scientifica. Nonostante i riconoscimenti (oltre al Nobel, ricevette la National Medal of Science nel 1999, il Warren Alpert Foundation Prize, ed era membro della National Academy of Sciences), Baltimore continuò fino alla fine a definirsi "un biologo di laboratorio", fedele al metodo scientifico e alla ricerca quotidiana, fatta – come diceva – "di tentativi ripetitivi, errori continui, e idee che sopravvivono al fallimento". Dopo il ritiro ufficiale dal laboratorio nel 2019, restò attivo nel mondo della ricerca e dell'imprenditoria biotech, contribuendo alla fondazione di aziende come Calimmune e Immune Design, impegnate nella lotta contro l'Hiv e nel rafforzamento del sistema immunitario. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
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