Negli ultimi sviluppi sul futuro degli stabilimenti, l’azienda ha incontrato le istituzioni regionali per illustrare il piano industriale e fornire elementi di certezza. La trattativa ha riguardato in particolare il sito di Marcianise, dove è prevista una transizione produttiva verso Pastificio Liguori, e la tutela delle persone impiegate nelle varie unità produttive.
Parallelamente, in alcune sedi dello stesso gruppo si sono svolte iniziative di protesta sindacale: scioperi locali hanno coinvolto decine di dipendenti che chiedono risposte formali sull’occupazione e sulle garanzie contrattuali. Sul tavolo rimangono anche le condizioni e i tempi del confronto fra azienda, acquirente e rappresentanze dei lavoratori.
Accordo operativo su Marcianise e ruolo di Pastificio Liguori
Nell’incontro con la Regione Campania l’azienda ha spiegato i contenuti del piano industriale e ha ribadito l’intenzione di assicurare la continuità operativa dello stabilimento di Marcianise. Il progetto prevede il passaggio delle attività produttive a Pastificio Liguori, storico produttore con sede a Gragnano, con l’obiettivo di mantenere competenze e posti di lavoro sul territorio.
Per tutelare la produzione destinata al gruppo, sono stati annunciati contratti pluriennali di fornitura tra il gruppo cedente e la società acquirente. Questo meccanismo è pensato per garantire volumi produttivi stabili e offrire garanzie contrattuali che possano ridurre l’incertezza occupazionale nel medio-lungo periodo.
Impegni formali richiesti dalle parti
I rappresentanti aziendali hanno sottolineato la necessità di fissare tempi certi per il tavolo tecnico che coinvolgerà anche Liguori, così da definire procedure, salvaguardie e tempistiche. Sul versante sindacale, invece, è stata chiesta maggiore trasparenza e la previsione di tutele specifiche per i lavoratori trasferiti o coinvolti dalla riorganizzazione.
Scioperi e tensioni in altre sedi: Altamura, Novara e Galliate
Le proteste non si sono limitate alla sola area campana. A Altamura (Bari) 18 dipendenti dello stabilimento hanno proclamato otto ore di sciopero, suddivise in tre turni, per ottenere chiarimenti sul futuro del sito dopo l’annuncio di una cessione a un gruppo industriale pugliese. I lavoratori hanno chiesto risposte precise sulle prospettive occupazionali e sull’eventuale mantenimento delle produzioni locali.
Nel nord, invece, la mobilitazione ha avuto dimensioni maggiori: oltre il 95% dei 338 dipendenti degli stabilimenti di Novara (corso Vercelli) e del mulino di Galliate (via Trieste) ha aderito a uno sciopero di giornata, in segno di solidarietà verso i colleghi delle strutture interessate da trasferimenti o cessioni. L’astensione dal lavoro è stata motivata dall’annuncio ritenuto unilaterale della vendita di alcuni siti, tra cui Marcianise, e dalla carenza di consultazioni preventive con le rappresentanze sindacali.
Numeri e impatto locale
Tra gli stabilimenti indicati come oggetto di possibile cessione figurano, oltre a Marcianise con circa 90 dipendenti, anche due mulini nelle Marche e in Puglia: Castelplanio (circa 20 lavoratori) e Altamura (circa 30 addetti). Questi numeri hanno alimentato le preoccupazioni sindacali per gli effetti occupazionali e per la necessità di un confronto immediato e strutturato.
Le organizzazioni sindacali coinvolte hanno espresso forte solidarietà tra le diverse sedi e hanno chiesto all’azienda di riprendere il dialogo, proponendo un confronto trasparente e senza pregiudiziali che metta al centro la tutela dell’occupazione e delle professionalità presenti.
Richieste sindacali e prospettive del confronto
I sindacati hanno sollecitato l’apertura di un tavolo negoziale che includa l’acquirente indicato dall’azienda per definire formalmente le garanzie ai lavoratori. Tra le istanze principali ci sono la richiesta di chiarezza sui piani di riconversione produttiva, la conferma delle condizioni contrattuali per chi rimane in forza e l’eventuale percorso di ricollocazione per chi dovesse essere interessato da cambi di sede.
Dal canto suo, l’azienda ha evidenziato la solidità del piano presentato e ha ribadito la volontà di preservare competenze e continuità produttiva. Resta centrale la definizione di scadenze precise per il negoziato tecnico, elemento che le parti considerano cruciale per ridurre tensioni e incertezza tra i lavoratori.
La situazione resta in evoluzione: il dialogo tra istituzioni regionali, azienda, acquirente e rappresentanze sindacali determinerà i passaggi successivi, con l’obiettivo di trasformare gli impegni annunciati in garanzie operative e contrattuali verificabili.



