Le strade di Parigi, Lione, Marsiglia e di molte altre città francesi sono avvolte da una tensione crescente dopo i fatti violenti del 17 ottobre, quando proteste studentesche e manifestazioni dei gilet gialli si sono trasformate in saccheggi e scontri con le forze dell’ordine. Il governo di Emmanuel Macron ha risposto con la promessa di una presenza più massiccia di agenti, mentre i sindacati organizzano un nuovo picco di mobilitazione previsto per il 5 novembre.
In questo clima di incertezza, la CGT ha lanciato un appello circolare a tutte le categorie lavorative, chiedendo la massima partecipazione a uno sciopero generale nazionale. La segretaria generale Sophie Binet, uscendo da un confronto di quasi tre ore con il premier Sébastien Lecornu a Matignon, ha dichiarato che le richieste dei sindacati non sono state né ascoltate né accolte, spingendo così le parti coinvolte a “passare alla fase di sciopero”.
La decisione della CGT e l’appello al 5 novembre
Durante la riunione, Binet ha sottolineato l’assenza di qualsiasi proposta concreta del governo, affermando: “nessuna delle nostre rivendicazioni è stata presa in considerazione”. La chiamata è stata accolta anche da altri sindacati, tra cui la CFDT e la CFTC, che hanno chiesto al premier di avviare rapidamente una revisione del salario minimo.
La mobilitazione prevista copre un ampio spettro di settori: dai licei alle fabbriche, dalle aziende agricole al pubblico impiego. La CGT ha già annunciato un nuovo punto di presenza in piazza il 24 ottobre, con l’intenzione di “proteggere” chi desidera manifestare contro il costo della vita, in una strategia di pressione continua.
Reazione del governo e misure di ordine pubblico
Il presidente Emmanuel Macron, in visita nel Golfo, ha invitato a fermezza nei confronti dei responsabili delle violenze, promettendo un rafforzamento delle forze di polizia, soprattutto quelle mobili e meno statiche. Il ministro dell’Interno ha dichiarato che saranno potenziate le attività di monitoraggio sui social, per prevenire l’azione dei casseurs che agiscono in maniera improvvisa.
Nel frattempo, le autorità hanno esteso i coprifuoco in diverse città. A Parigi, la prefettura ha proibito la presenza di persone, maggiorenni e minorenni, nella zona di Place de la République e delle Halles dalle 23:00 alle 6:00. A Lione, il coprifuoco è stato prorogato con orario leggermente più tardivo, dalle 23:00 alle 6:00, per contenere ulteriori assembramenti. Le forze dell’ordine hanno registrato più di 2.500 fermate e 174 arresti in tutta la nazione, tra cui 917 deferiti con procedimento immediato.
Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha sottolineato la necessità di una giustizia ferma affermando che il numero di persone trattenute supera di gran lunga quello dei mesi precedenti, segno di una risposta più dura alle violenze.
Ripercussioni politiche e reazioni internazionali
Le indagini d’opinione effettuate dopo il 17 ottobre mostrano un forte slancio verso l’estrema destra di Marine Le Pen, che registra tra il 36% e il 38% delle preferenze al primo turno, più del doppio di qualsiasi altro candidato. Jean-Luc Mélenchon, a capo della sinistra radicale, rimane il principale concorrente di Le Pen per il possibile ballottaggio.
Il governo ha anche ricevuto critiche da esponenti politici di diversi schieramenti. Édouard Philippe ha contestato il viaggio di Macron nel Golfo durante la crisi, mentre François Hollande ha definito il governo “debole”. In risposta, Macron ha accusato leader stranieri come Donald Trump e Benjamin Netanyahu di sfruttare la situazione francese a fini elettorali.
Il movimento di protesta ha superato i confini nazionali: a Atene, circa 10.000 persone hanno marciato sotto lo slogan “Dalla Grecia alla Francia, lottiamo per un’istruzione pubblica e gratuita”, mostrando solidarietà con gli studenti francesi e denunciando il caro vita.



