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19 Ottobre 2026

Premier non firma il Dpcm da quasi un miliardo per i magistrati

Meloni ha dichiarato che non apporrà la firma su un Dpcm che comporterebbe quasi un miliardo per magistrati, richiamando esigenze di bilancio e priorità sociali.

Premier non firma il Dpcm da quasi un miliardo per i magistrati

La presidente del Consiglio ha annunciato la sua indisponibilità a firmare un decreto che, secondo le stime diffuse, comporterebbe quasi un miliardo di euro per adeguamenti e arretrati destinati ai magistrati. La decisione è motivata dalla valutazione delle priorità economiche del governo e dall’urgenza di destinare risorse alle categorie più colpite dalla crisi.

Nel dibattito istituzionale è emersa anche la possibilità che il Consiglio di Stato nomini un commissario ad acta qualora il decreto non venga sottoscritto dal capo dell’esecutivo: in quel caso la responsabilità formale sull’esecuzione della sentenza ricadrebbe su un soggetto designato dalla magistratura amministrativa.

Perché la cifra arriva a quasi un miliardo

Gli adeguamenti delle retribuzioni della magistratura non sono frutto di contrattazione collettiva: si applica un meccanismo di aggiornamento triennale che prende come riferimento gli incrementi medi riconosciuti agli altri dipendenti pubblici. Le sentenze amministrative hanno contestato il metodo di calcolo precedentemente adottato dall’amministrazione e imposto un nuovo criterio, con conseguente ricalcolo degli importi. Con il nuovo metodo gli incrementi risultano più elevati rispetto ai trienni passati e, includendo gli arretrati dal 2018, la stima complessiva per lo Stato è salita fino a circa 979 milioni di euro.

Dettagli tecnici del ricalcolo

Secondo la ricostruzione degli atti giudiziari, gli adeguamenti per il primo triennio interessato passano da percentuali inferiori a un valore più alto, mentre per l’ultimo triennio il raddoppio dell’aumento è evidente. Il conto include componenti stipendiali arretrate che, come sottolineato dalle organizzazioni di categoria, derivano da ritardi nei pagamenti: pagare più tardi significa anche dover corrispondere somme maggiori.

La posizione del governo e le reazioni della magistratura

Il capo del governo ha ribadito che la firma sul decreto non è possibile «in coscienza», considerando le esigenze urgenti di settori come l’autotrasporto l’agricoltura, la pesca e le famiglie in difficoltà. Per l’autotrasporto, ha spiegato, sono stimati bisogni immediati nell’ordine di decine di milioni di euro per evitare blocchi nelle consegne. Il governo sta cercando risorse voce per voce, sostenendo che ogni euro deve essere valutato in funzione delle emergenze sociali ed economiche.

Dall’altra parte, le associazioni rappresentative dei magistrati contestano alcune delle cifre circolate ma sottolineano che si tratta di obblighi di legge derivanti da decisioni giurisdizionali: rifiutare l’esecuzione rischia di creare ulteriore contenzioso, danni erariali e responsabilità amministrative. Hanno annunciato che, se necessario, utilizzeranno gli strumenti previsti dall’ordinamento per far valere i diritti della categoria.

Rischi di un mancato adempimento

Le associazioni hanno avvertito che la mancata esecuzione delle sentenze può comportare l’accumulo di interessi e maggiori oneri per lo Stato, oltre all’apertura di procedure che potrebbero portare alla nomina di un commissario da parte del Consiglio di Stato. Inoltre è stato richiamato il principio per cui gli adeguamenti della magistratura servono ad allineare le retribuzioni a quelle del restante pubblico impiego, a tutela dell’indipendenza del sistema giudiziario.

Il governo, attraverso l’Avvocatura dello Stato, ha presentato ricorso contro le decisioni amministrative, ma i giudici del Tar e del Consiglio di Stato hanno finora dato ragione ai ricorrenti, confermando il ricalcolo che produce l’onere stimato vicino al miliardo.

Bilancio pubblico e priorità sociali

Al centro della polemica c’è la scelta politica di bilanciare l’obbligo di applicare sentenze vincolanti con l’esigenza di destinare risorse a interventi immediati per imprese e cittadini colpiti dall’aumento dei costi energetici e dell’inflazione. Il governo ha annunciato che continuerà a valutare possibili aperture al dialogo con le associazioni professionali, pur ribadendo la propria posizione sulla difficoltà di apporre la firma sul provvedimento così come calcolato.

Se il decreto non verrà firmato, lo schema procedurale prevede la possibilità che il Consiglio di Stato proceda alla nomina di un commissario; se invece il governo dovesse trovare soluzioni alternative, potrebbero aprirsi trattative tecniche per ridefinire i tempi e le modalità di erogazione degli importi dovuti.

La vicenda rimane quindi sul terreno giuridico oltre che politico: da un lato le sentenze amministrative che impongono il ricalcolo; dall’altro le valutazioni di politica economica che cercano di contemperare esigenze di spesa con emergenze sociali. Il confronto tra esecutivo e categorie professionali continuerà nei prossimi passaggi istituzionali.

Andrea Innocenti
Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.