Nel 2025 il Sistema sanitario nazionale ha registrato un fenomeno senza precedenti: le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri hanno superato i pensionamenti, toccando quota 3.767 contro 2.876 pensionati. Si tratta di un incremento del 150% rispetto all’anno precedente e di un segnale forte sulla salute del comparto. Il segretario nazionale di Anaao Assomed, Pierino Di Silverio, attribuisce questo esodo a una serie di fattori strutturali, tra cui la carenza organizzativa la mancanza di personale, la sicurezza compromessa durante i turni, ferie non godute, straordinari non retribuiti e l’assenza di percorsi di carriera stabili.
Dimissioni record e cause sul campo
Secondo le dichiarazioni di Di Silverio, la spinta verso l’abbandono anticipato del Servizio sanitario nazionale è legata anche a una burocrazia opprimente e a una legislazione poco adeguata alle esigenze dei professionisti. Ogni medico che esce dal SSN rappresenta una sconfitta per l’articolo 32 della Costituzione, che garantisce il diritto alla salute. Le richieste più urgenti riguardano la revisione dei contratti, la definizione di percorsi di carriera più trasparenti e la possibilità di gestire il tempo lavorativo e personale in modo più equilibrato.
Il ruolo del Decreto Calabria
Il Decreto Calabria, attuato tra il 2019 e il 2025, ha inserito quasi 10.000 giovani medici nel sistema, contribuendo a un leggero ricambio generazionale: l’età media degli ospedalieri è scesa di oltre due anni dal 2015. Tuttavia, il rapporto tra ingressi e uscite rimane critico, con 43 dimissioni ogni 100 assunzioni a tempo indeterminato nell’ultimo anno. Di Silverio sottolinea la necessità di rendere il decreto strutturale prevedendo contratti stabili per tutti gli specializzandi.
Squilibri territoriali e carenze nelle specializzazioni
Il divario tra Nord e Sud è evidente: il Centro-Nord ha registrato un saldo positivo di 4.029 medici, mentre il Mezzogiorno ha perso 1.166 professionisti. Le ragioni spaziano da fattori storici ed economici a una distribuzione ineguale delle risorse. Di Silverio propone un vero e proprio “piano Marshall” per le regioni più depresse, con interventi mirati su opportunità di carriera e condizioni di lavoro.
Parallelamente, il concorso nazionale del 2026 ha mostrato un miglioramento nella copertura complessiva dei contratti: le assegnazioni sono salite dal 84% al 90%, ma restano più di 1.500 posti statali inutilizzati. Il settore più colpito è la Medicina d’emergenza-urgenza dove su 985 posti disponibili ne sono stati coperti solo 649, lasciando scoperti 336 incarichi, circa un terzo delle offerte. Anche altre discipline come microbiologia, virologia e farmacologia mostrano tassi di copertura inferiori al 40%.
Preferenze dei giovani medici
L’analisi delle prime mille scelte in graduatoria evidenzia una forte concentrazione verso cardiologia, dermatologia e oftalmologia, che assorbono quasi l’82% delle preferenze. Questo indica una dissonanza tra le aspirazioni dei laureati e le esigenze operative del sistema sanitario, che richiede interventi per rendere più attraenti le specializzazioni carenti, migliorando la qualità dei percorsi formativi, le prospettive di carriera e le condizioni contrattuali.
Nuove opportunità di impiego per i medici: selezioni INPS
L’INPS ha pubblicato cinque avvisi per 56 incarichi autonomi destinati a medici in Lombardia, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta. Gli incarichi includono medici fiscali, pediatri per commissioni medico-legali e specialisti in formazione per la medicina generale. Le scadenze variano dal 5 ottobre al 31 ottobre 2026. I requisiti comuni prevedono laurea in medicina e chirurgia, cittadinanza UE, iscrizione all’albo e, per i medici fiscali, partita IVA.
Le procedure di selezione differiscono: per i medici fiscali e per le posizioni in Trentino-Alto Adige non sono previste prove d’esame, l’assegnazione avviene per criteri di precedenza basati sull’esperienza pregressa e sull’anzianità. Per i pediatri a Milano è prevista una valutazione a punti su titoli universitari, esperienza in attività medico-legali e pubblicazioni scientifiche. Gli incarichi sono di natura libero-professionale, con contratti temporanei e compensi stabiliti da ciascuna amministrazione regionale.
Queste aperture rappresentano una risposta concreta alla carenza di risorse, ma non risolvono le problematiche strutturali emerse dalle dimissioni di massa e dalle lacune nelle specializzazioni. Per invertire la tendenza è indispensabile intervenire sia sul piano contrattuale che sul design dei percorsi formativi garantendo ai medici la possibilità di conciliare le esigenze personali con quelle del sistema sanitario nazionale.



