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3 Luglio 2026

Perché crescono i colloqui andati a vuoto e quali province sono più colpite

Il tasso di colloqui di lavoro andati deserti è salito fino al 30% a livello nazionale, con punte del 40% in alcune province come Trento. Le cause includono disallineamento delle competenze, calo demografico e nuove priorità dei giovani verso flessibilità e work–life balance.

Perché crescono i colloqui andati a vuoto e quali province sono più colpite

Negli ultimi anni il mercato del lavoro italiano mostra un paradosso evidente: da un lato le imprese dichiarano difficoltà a reperire personale, dall’altro molti annunci di assunzione non attraggono candidati e i colloqui finiscono per non svolgersi. A livello nazionale il tasso di selezioni andate deserte ha superato il 30% e in alcune province la percentuale raggiunge o supera il 40%, segnando una situazione critica per settori chiave come l’edilizia e il turismo.

Il fenomeno non è omogeneo: province montane e aree a forte vocazione turistica registrano i valori peggiori, mentre al Sud le percentuali sono più basse. Dietro ai numeri si combinano fattori demografici, lacune nella formazione tecnica, e un mutamento delle priorità dei candidati.

Valori territoriali e concentrazione provinciale delle selezioni andate a vuoto

Le province con i tassi più alti mostrano un pattern riconoscibile. Trento si trova ai vertici con circa il 40% di colloqui che non si svolgono per assenza di candidati; la Valle d’Aosta registra circa il 39,5% seguita da Udine (39,1%), Bolzano (38,1%) e Belluno (37,7%). Al contrario, alcune città del Sud presentano percentuali significativamente più basse, con esempi come Bari intorno al 23,9% Taranto al 24% e Avellino al 24,4%.

Settori più esposti: costruzioni, turismo e servizi alla persona

Il dato territoriale si intreccia con la struttura settoriale dell’economia locale. Il comparto delle costruzioni registra una delle quote più alte di ricerche fallite, vicino al 39%. Anche il settore legno-mobile e quello delle multyutility sono colpiti, rispettivamente con circa il 35,2% e il 35% di colloqui andati a vuoto. Nell’area dei servizi, ristorazione e turismo mostrano valori elevati (circa il 33,6%), mentre i servizi alle persone si attestano intorno al 31,5% evidenziando difficoltà anche nei profili di assistenza socio-sanitaria.

Dinamiche e cause principali dietro i colloqui desolati

Alla base del fenomeno ci sono diverse cause interconnesse. Il primo elemento è il disallineamento tra domanda e offerta molte aziende cercano competenze tecniche o specialistiche che il sistema formativo non fornisce in numero sufficiente. Questa carenza si traduce in oltre 765.500 casi segnalati di preparazione inadeguata tra le assunzioni previste.

Un secondo fattore è il cosiddetto inverno demografico che ha ridotto la disponibilità numerica dei giovani sul mercato del lavoro. Complessivamente, su circa 5,8 milioni di assunzioni previste, quasi il 47% ha incontrato difficoltà di reperimento, con oltre 1,75 milioni di colloqui che sono andati deserti nel periodo di riferimento, rispetto ai circa 400.000 del 2017.

Infine, sono cambiate anche le priorità dei candidati: molti giovani non cercano più solo uno stipendio ma danno peso a equilibrio tra vita privata e lavoro flessibilità e possibilità di crescita professionale. Offerte con orari pesanti, salari bassi o poche prospettive vengono spesso disertate prima ancora dell’appuntamento in azienda. Parallelamente procedure di selezione troppo lunghe, annunci poco chiari e pratiche di candidatura che favoriscono il cosiddetto “ghosting” contribuiscono ad alzare il tasso di colloqui mancati.

Numeri comparativi e andamento temporale

Il confronto storico evidenzia un’accelerazione: nel 2017 le selezioni andate a vuoto erano circa il 9,7% del totale, mentre in anni successivi la quota è salita fino a superare il 30% con oltre 1.750.000 colloqui non andati a buon fine in un singolo anno di riferimento. In aggiunta, sono stati registrati circa 216.400 casi di fallimento per ragioni diverse dalla preparazione tecnica.

Questi numeri fotografano un mercato del lavoro in trasformazione, in cui la scarsità di candidati idonei e la mutata offerta contrattuale si combinano per creare nuove tensioni tra domanda e offerta.

Ruolo delle imprese e possibili segnali di risposta

Tra le risposte indicate da osservatori del mercato c’è la necessità di valorizzare il ruolo sociale dell’impresa come elemento di attrattività: un’azienda che investe in formazione, welfare aziendale e percorsi di crescita tende a essere più appetibile per i candidati. Anche aggiornare i canali e le modalità di selezione, rendere più trasparenti le offerte e adeguare i requisiti richiesti al reale bacino di competenze disponibile possono ridurre la quota di colloqui desolati.

Nel complesso, il fenomeno richiede un approccio combinato che tenga insieme politiche di formazione, adattamento dei processi di selezione e una revisione delle condizioni contrattuali per tornare a colmare il divario tra domanda e offerta di lavoro.

Susanna Riva
Autore

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.