In Italia la cultura del risparmio mantiene una posizione dominante: la ricerca promossa da FINER insieme a BNP Paribas Asset Management mostra che il 57% degli italiani si colloca nella categoria dei risparmiatori mentre solo il 30% si definisce investitore. Questo squilibrio, presente da oltre vent’anni non è solo statistica: implica una serie di conseguenze pratiche sulla pianificazione patrimoniale, sulla previdenza e sulle modalità con cui le nuove generazioni si avvicinano ai mercati finanziari.
I dati rivelano inoltre un elemento di prospettiva generazionale: tra i più giovani della Gen Z cresce la convinzione di poter fare affidamento principalmente sulla pensione, con una percentuale che raggiunge il 70%. Questa preferenza evidenzia come la previdenza complementare e le rendite finanziarie restino ampiamente sottoutilizzate nel paese, aprendo uno spazio rilevante per interventi informativi e strutturali.
Il peso dei numeri: risparmio, investimento e alfabetizzazione finanziaria
Il 57% di italiani orientati al risparmio e il 30% che investe sono due indicatori chiave per comprendere il comportamento finanziario nazionale. La ricerca mostra inoltre che il desiderio di aumentare le competenze economico-finanziarie è in crescita: il 45% degli italiani esprime la volontà di migliorare le proprie conoscenze, un dato che rappresenta un aumento del 16% rispetto al 2026. Tuttavia, a fronte di questa domanda crescente, il 42% degli intervistati dichiara di non riuscire a individuare riferimenti e contenuti adeguati per apprendere.
Dove si informano gli italiani
Il panorama informativo si sta trasformando: i canali digitali e i media tradizionali convivono nelle scelte degli utenti. Il 37% si rivolge ai social network il 38% consulta siti web o app dedicate e il 40% continua a utilizzare la televisione come fonte di informazione finanziaria. Questo mix indica che l’accessibilità e la fiducia nei canali sono fattori determinanti per convertire l’interesse in azione concreta.
Il ruolo dei finfluencer e l’impatto sul pubblico giovane
Tra le novità più evidenti nel percorso di avvicinamento all’investimento emerge il contributo dei finfluencer cioè gli influencer specializzati in ambito finanziario. complessivamente il 36% degli italiani dichiara di seguire i finfluencer sui social; questa quota sale in modo significativo tra i giovani, raggiungendo il 58%, e tra chi ha un basso livello di alfabetizzazione finanziaria, arrivando al 53%.
Questo fenomeno segnala che i finfluencer svolgono una funzione di ingresso verso i temi della gestione del risparmio e della previdenza, soprattutto per le fasce più giovani e meno esperte. Il crescente ricorso a Instagram e YouTube da parte delle generazioni Y e Z testimonia la centralità dei formati video e dei contenuti brevi nel processo di engagement su argomenti tradizionalmente percepiti come complessi.
Parole chiave dalla ricerca e voci istituzionali
La rivoluzione digitale plasma linguaggi e mezzi: come osserva Elisa Ori, Country Head Italy di BNP Paribas Asset Management«Con l’aumento dell’interesse verso l’educazione finanziaria, diventa fondamentale adottare strumenti, linguaggi e canali innovativi per orientare gli investitori, soprattutto le nuove generazioni». Questa dichiarazione sottolinea l’urgenza di adattare sia i contenuti sia i formati comunicativi a un pubblico che chiede accessibilità e concretezza.
Parallelamente, Nicola Ronchetti, Founder & CEO di FINER mette in evidenza come «I social network, l’intelligenza artificiale e i finfluencer hanno introdotto nuovi linguaggi e nuove modalità di ingaggio sui temi centrali della gestione del risparmio e della previdenza». La sua osservazione indica che la sfida non è rifiutare il nuovo contesto digitale ma interpretarlo e integrarlo nelle pratiche professionali.
La convergenza tra domanda di competenze (45%) e difficoltà a trovare riferimenti validi (42%) crea uno spazio operativo per i consulenti e per le piattaforme digitali che sappiano combinare competenza tecnicaaccessibilità e fiducia. Il risultato auspicabile è favorire il passaggio dal semplice risparmio all’investimento informato, riducendo il gap che perdura da oltre vent’anni e rispondendo alle esigenze della Gen Z e delle altre generazioni.


