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6 Giugno 2026

D.L. n. 62/2026: come cambia il trattamento economico complessivo

Il D.L. n. 62/2026 introduce importanti novità sul trattamento economico complessivo e il salario giusto, ridefinendo il ruolo del welfare contrattuale.

D.L. n. 62/2026: come cambia il trattamento economico complessivo

Il D.L. n. 62/2026noto come decreto «Primo Maggio», ha introdotto significative modifiche alla normativa sul salario giusto e sul trattamento economico complessivo (TEC). Questo decreto, applicabile ai rapporti di lavoro subordinato privato, rappresenta un passo fondamentale nell’attuazione dell’articolo 36 della Costituzioneche garantisce ai lavoratori una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro prestato.

La nuova normativa stabilisce che la contrattazione collettiva è lo strumento principale per determinare il salario giusto, assicurando un trattamento economico adeguato. Il TEC, che include non solo il salario base ma anche tutte le voci e indennità contrattuali fisse e continuative, diventa così un elemento centrale nella definizione del trattamento economico complessivo.

Il ruolo del welfare contrattuale

Il welfare contrattuale sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nel trattamento economico complessivo. Grazie ai regimi fiscali favorevoli e al D.L. n. 62/2026, le utilità accessorie si stanno trasformando in componenti strutturali del trattamento economico complessivo. Tuttavia, è fondamentale che queste componenti non sostituiscano stabilmente il salario liquido, ma piuttosto lo integrino, rafforzando la tutela sociale e previdenziale dei lavoratori.

L’inclusione del welfare contrattuale nel TEC è coerente solo se rafforza la tutela sociale e previdenziale, senza determinare condizioni di povertà salariale. Il decreto-legge n. 62/2026 stabilisce che il trattamento economico complessivo previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro non può essere inferiore a quello definito dai contratti stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

La definizione normativa del salario giusto

Per la prima volta, il decreto-legge n. 62/2026 fornisce una definizione normativa del salario giustoin attuazione dell’articolo 36 della Costituzione. Questo rappresenta un’innovazione significativa, poiché storicamente l’applicazione diretta dell’articolo 36 è stata assicurata dalla giurisprudenza, che ha sempre fatto riferimento alla contrattazione collettiva come parametro di riferimento.

Il decreto specifica che il salario giusto deve essere determinato in base al trattamento economico complessivo definito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative. Questo parametro è più elevato rispetto a quello tradizionalmente impiegato dalla giurisprudenza, che limitava il giusto salario minimo costituzionalmente dovuto alla paga base, alla tredicesima mensilità e agli scatti di anzianità previsti dal contratto collettivo.

L’impatto del decreto sul mercato del lavoro

Il decreto-legge n. 62/2026 ha un impatto significativo sul mercato del lavoro, poiché introduce un forte disincentivo alle pratiche di dumping contrattualeche sono proliferate negli ultimi anni. La nuova normativa stabilisce che il trattamento economico complessivo previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro diversi da quelli di riferimento non può essere inferiore a quello definito dai contratti stipulati dalle organizzazioni più rappresentative.

Questa disposizione è destinata ad avere un effetto positivo sulle retribuzioni dei lavoratori italiani, garantendo un trattamento economico adeguato e proporzionato alla quantità e qualità del lavoro prestato. Tuttavia, è importante sottolineare che il giudice può sempre intervenire per disapplicare un trattamento economico complessivo che non garantisca il minimo costituzionale, sostituendolo con uno più congruo.

Luca Ferrari
Autore

Luca Ferrari

Luca Ferrari, giornalista di economia del lavoro e risorse umane, analizza organizzazione aziendale, welfare e diritto del lavoro con uno sguardo alle dinamiche tra imprese e dipendenti.