La Villa Lubin, sede del CNEL, ha accolto il pubblico in occasione della XVI Giornata nazionale dell’Associazione Dimore Storiche Italiane ETS con un’affluenza significativa di visitatori e famiglie dei dipendenti. La mattinata ha visto la partecipazione del presidente Renato Brunetta e di numerosi cittadini desiderosi di conoscere più a fondo questo esempio di architettura romana del primo Novecento. L’apertura rientra nelle iniziative volte a valorizzare il patrimonio culturale, offrendo al pubblico la possibilità di osservare ambienti solitamente riservati e di comprendere la storia dell’edificio e delle persone che ne hanno segnato il percorso.
La visita guidata ha illustrato non solo gli aspetti estetici ma anche le vicende istituzionali che hanno trasformato la villa in sede dell’ente. Collocata all’interno di Villa Borghese, la dimora conserva elementi d’epoca e decorazioni che raccontano l’incontro tra stile liberty e neo-barocco. I partecipanti hanno potuto apprezzare sia il disegno architettonico che i dettagli scultorei e pittorici, mentre le spiegazioni fornite hanno inquadrato le fasi costruttive e i restauri che hanno caratterizzato la vita dell’edificio.
Una storia di economia e impegno internazionale
La genesi della villa è strettamente legata all’Istituto Internazionale di Agricoltura, ospitato nell’edificio a partire dal 23 maggio 1908, frutto dell’iniziativa di David Lubin. Nato in Polonia il 1° giugno 1849 e trasferitosi negli Stati Uniti, Lubin è ricordato come figura imprenditoriale e promotore di cooperazione agricola internazionale. L’edificio, iniziato nel 1906 e inaugurato nel 1908, fu pensato per rispondere a esigenze istituzionali di respiro internazionale; successivamente fu ampliato nel 1934 con una biblioteca e restaurato nel 1959 quando la sede fu assegnata al CNEL. Questo intreccio di funzioni rende la villa un caso emblematico di architettura funzionale e rappresentativa.
Architettura, decorazione e autori
Progettata dall’architetto Pompeo Passerini, la villa presenta un corpo centrale e due ali laterali caratterizzate da rivestimenti in travertino e da un portico con tre fornici sorretto da colonne binate. Passerini, che aveva lavorato accanto a Sacconi nel cantiere del Vittoriano, realizzò una struttura compatta ma elegante, dove il rapporto tra massa muraria e aperture alleggerisce la lettura complessiva dell’edificio. Il risultato è un equilibrio tra neo-barocco e liberty che dialoga con il contesto naturalistico di Villa Borghese senza forzature retoriche.
Gli artisti e le opere decorative
Il valore decorativo della villa deriva dalla collaborazione con artisti quali Adolfo Cozza, Adolfo Apolloni, Giuseppe Mazzoni e Lemmo Rossi-Scotti. Cozza realizzò i bassorilievi e gli affreschi del Parlamentino, raffigurando temi che vanno dall’agricoltura antica ai grandi navigatori e naturalisti tra il XIII e il XVIII secolo. Rossi-Scotti è autore dei dipinti in stucco e pittura che adornano i soffitti della Sala Gialla, con scene come Il trionfo di Cerere e il relativo corteo. Queste opere testimoniano l’approccio integrato tra architettura e arti decorative, dove ogni elemento contribuisce all’unità estetica della dimora.
Spazi, dettagli e paesaggio
All’esterno, il portico in travertino, la fontana e la balustrata con i piccoli delfini scandiscono l’ingresso e creano un dialogo con il lieve declivio sottostante, dove una nicchia accoglie la statua di un dio delle acque. Gli interventi di ampliamento del 1934 e il restauro del 1959 hanno rispettato la fisionomia originaria, preservando l’armonia tra volumi e decori. Durante le visite i partecipanti hanno potuto osservare le logge aperte al primo piano e i dettagli delle sale interne, che conservano la ricchezza ornamentale tipica delle dimore istituzionali di inizio Novecento.
Memoria e commemorazioni
Tra i momenti più toccanti della mattinata vi è stata la lettura della storia dei dipendenti dell’Istituto Internazionale di Agricoltura caduti nella Prima Guerra Mondiale, ricordati da una lapide all’interno della villa. Alla cerimonia ha preso parte Valérie Louis-Francois, sindaco di Longone Sabino, paese natale di Attilio Verdirosi, medaglia d’oro al valor militare; il nome di Verdirosi figura nella targa commemorativa dedicata ai dieci dipendenti di nazionalità diversa. La targa è stata inaugurata lo scorso 4 novembre in occasione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, un segno di attenzione alla memoria collettiva che completa il percorso di visita.
Per approfondimenti, il CNEL mette a disposizione schede informative e una playlist con audioguide che accompagnano la scoperta di Villa Lubin. L’apertura per la XVI Giornata nazionale ha dimostrato quanto le iniziative culturali possano avvicinare il pubblico a luoghi istituzionali di grande valore storico e artistico, promuovendo la conoscenza e la conservazione di un patrimonio spesso poco frequentato ma ricco di storie da raccontare.
