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17 Maggio 2026

Tutela dei bambini in carcere: case-famiglia, reinserimento e politiche pubbliche

Un convegno al CNEL esplora come conciliare sicurezza, diritti dei minori e reinserimento delle madri detenute

Tutela dei bambini in carcere: case-famiglia, reinserimento e politiche pubbliche

Si è svolta oggi una giornata di lavoro presso il CNEL (Villa Lubin), organizzata in collaborazione con UNICEF Italia, dedicata alla condizione delle bambine e dei bambini che vivono in carcere con le loro madri. L’incontro ha riunito istituzioni, magistratura, operatori del terzo settore e esperti per affrontare un tema che richiede risposte multilivello: secondo i dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (aprile 2026) sono 20 madri con 24 bambini negli istituti penitenziari, mentre alcuni interventi hanno citato cifre lievemente diverse, contribuendo a evidenziare la necessità di dati aggiornati e condivisi. In questo contesto è emersa la priorità di coniugare sicurezza e tutela dei diritti dei minori.

Perché il tema è centrale per il sistema penale e sociale

La discussione ha richiamato l’attenzione sull’articolo 27 della Costituzione e sul ruolo rieducativo della pena: trovare un equilibrio tra sicurezza e inclusione è stato indicato come elemento chiave. Il programma Recidiva Zero, promosso dal CNEL con il Ministero della Giustizia, è stato citato come esempio operativo che unisce studio, formazione e lavoro in carcere e fuori. I relatori hanno sottolineato che il futuro delle politiche carcerarie passa anche dalla capacità di garantire ai figli delle detenute condizioni di crescita adeguate e percorsi di accompagnamento per le madri, fondamentali per ridurre le probabilità di recidiva.

Il principio dell’interesse superiore del minorenne

È stato ribadito che il principio dell’interesse superiore del minorenne, sancito dalla Convenzione ONU e riconosciuto nel nostro ordinamento, impone allo Stato obblighi concreti. Interesse superiore del minorenne è stato presentato come criterio guida per orientare scelte giudiziarie e amministrative: dall’uso di misure alternative alla detenzione alla progettazione di servizi di supporto. UNICEF Italia ha chiesto un approccio integrato che coinvolga giustizia, welfare, sanità e terzo settore e ha sollecitato la rimozione del vincolo finanziario previsto dalla legge n. 62 del 2011 per permettere un finanziamento stabile alle case-famiglia protette.

Esperienze pratiche e proposte operative

Tra le pratiche presentate sono emerse le case-famiglia protette attive a livello sperimentale a Roma e Milano, basate su modelli interistituzionali e sul contributo del Terzo Settore. Queste strutture sono state illustrate come alternative concrete al mantenimento dei minori in ambienti detentivi. Gli interventi hanno anche indicato la necessità di migliorare gli spazi per le visite, inserire progettualità educative e, dove opportuno, adottare approcci come l’animal-assisted therapy per ridurre l’impatto emotivo sui bambini. Il coordinatore del Segretariato permanente del CNEL ha richiamato l’attenzione sul ruolo dell’inclusione socio-lavorativa per le madri come leva per la ricostruzione delle relazioni familiari.

Reinserimento lavorativo e qualità delle misure

Il reinserimento lavorativo è stato qualificato come una componente imprescindibile per interrompere il circuito della recidiva: la formazione e l’avviamento al lavoro in carcere e nell’ambito di percorsi protetti fuori dal carcere sono strumenti centrali del programma Recidiva Zero. Inclusione socio-lavorativa è stata definita sia come obiettivo sociale sia come strategia di prevenzione della marginalità. Sono state discusse proposte normative e pratiche per rendere sostenibili questi percorsi e per integrare meglio il mondo produttivo con i servizi di accompagnamento.

Normativa, valutazioni individuali e prossimi passi

Il dibattito ha affrontato anche il tema normativo: la deputata intervenuta ha sottolineato la necessità di valutare caso per caso, richiamando la modifica introdotta dal decreto Sicurezza 2026 che rende facoltoso il rinvio dell’esecuzione della pena per donne incinte o madri di bambini sotto l’anno. Questo criterio è stato descritto come un’opportunità per consentire ai magistrati di differenziare i provvedimenti in base alla situazione individuale, soprattutto quando sono in gioco storie di vittimizzazione o sfruttamento. Al tempo stesso è stata ribadita la necessità di ampliare il numero delle strutture alternative e di assicurare finanziamenti stabili.

Verso un sistema integrato

La giornata, articolata in tre sessioni e moderata dalla consigliera Enrica Morlicchio, si è conclusa con l’appello a costruire un sistema integrato di tutela che coinvolga istituzioni, magistratura, mondo accademico e società civile. È stato ricordato il Protocollo d’intesa CNEL–UNICEF del dicembre 2026 come cornice di lavoro e sono state annunciate iniziative comunicative, tra cui un cortometraggio promosso da UNICEF Italia con il patrocinio del Ministero della Giustizia. L’obiettivo comune è trasformare le buone pratiche in misure sistemiche e finanziate per garantire ai minori condizioni di sviluppo più sicure e serene.

In sintesi, il confronto ha messo a fuoco una visione che combina tutela dei diritti, scelte giudiziarie calibrate e politiche di inclusione: solo attraverso misure coordinate e risorse dedicate si potrà auspicare un cambiamento duraturo nella vita dei bambini che oggi vivono in contesti di privazione della libertà.

Niccolò Conforti
Autore

Niccolò Conforti

Niccolò Conforti ha seguito il lancio di una startup napoletana in un incontro al Centro Direzionale, sostenendo una linea editoriale pro-innovazione nel settore fintech. Analista fintech, porta un dettaglio biografico: mantiene un registro delle prime pitch a cui ha assistito a Napoli.