La storia illuminata della Camera di commercio di Firenze

(Adnkronos) – Firenze festeggia un compleanno che è anche una dichiarazione d'identità. La Camera di commercio compie 256 anni e celebra la propria storia – la più antica d'Italia, la terza in Europa dopo Marsiglia e Bruges – con un volume che è insieme racconto storico e ritratto di un'epoca di straordinaria modernità. "Tale è la nostra volontà. Pietro Leopoldo, Granduca di Toscana, e la nascita della prima camera di Commercio d'Italia, edito dal Centro studi Enti locali e firmato dalla penna brillante di Olga Mugnaini, giornalista culturale del quotidiano "La Nazione", riporta al centro della scena una stagione in cui Firenze seppe anticipare l'Europa. Tutto comincia il 1° febbraio 1770, quando il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo d'Asburgo-Lorena fonda la Camera di commercio Arti e Manifatture di Firenze. È il tempo del cosiddetto dispotismo illuminato, ma in Toscana l'Illuminismo non resta teoria: diventa pratica amministrativa, riforma concreta, semplificazione radicale. Pietro Leopoldo smantella il complesso e ormai anacronistico sistema delle corporazioni delle Arti e dei mestieri, abolendo privilegi e sovrapposizioni di potere, e concentra competenze e funzioni in un'unica istituzione. Un'operazione che oggi definiremmo di "sburocratizzazione", ma che allora rappresentò una vera rivoluzione. La nuova Camera di commercio non è un organismo passivo. Al contrario, diventa uno strumento centrale del governo riformatore: chiamata a monitorare costantemente lo stato dell'economia interna – dai flussi commerciali alle tariffe doganali, dalle quantità prodotte ai trattati internazionali – e a fornire pareri su come rendere più agili leggi e regolamenti per favorire scambi e attività produttive. Un laboratorio di modernità, inserito in una visione politica che guardava al benessere collettivo come misura del buon governo. Olga Mugnaini ricostruisce questa storia con una narrazione fluida e divulgativa, senza mai perdere profondità. In filigrana, nel racconto della Camera, emerge la metamorfosi dell’economia fiorentina: da sistema chiuso, corporativo, a città mercantile aperta ai traffici europei. Non è un caso se già nel 1808 Firenze poteva contare su una Borsa di commercio, fondata insieme a quella di Livorno, insediata proprio nell'edificio affacciato sull'Arno, in quella Piazza dei Giudici che ancora oggi custodisce la memoria di quelle trasformazioni. Il volume è anche un omaggio alla figura di Pietro Leopoldo, sovrano visionario e pragmatico, arrivato in Toscana a soli diciotto anni e capace di governare osservando, viaggiando, ascoltando. Le sue Relazioni sul governo della Toscana testimoniano un metodo inedito per l’epoca: conoscere i bisogni reali della popolazione per rispondere con riforme efficaci. A lui si devono provvedimenti che hanno segnato la storia europea, come l’abolizione della pena di morte nel 1786, ma anche interventi decisivi in agricoltura, finanza ed economia, fino all’eliminazione dei dazi che in venticinque anni trasformarono la Toscana in uno Stato moderno. Non a caso, "Tale è la nostra volontà" – la formula che chiude il motuproprio istitutivo del 1770 – diventa il titolo del libro: una frase che suona ancora oggi come un manifesto politico. La presentazione del volume si terrà giovedì 5 febbraio nell'Auditorium della Camera di commercio, in Piazza dei Giudici, ed è aperta al pubblico. Un appuntamento che si inserisce nel solco delle celebrazioni per il 260° anniversario dell'arrivo di Pietro Leopoldo a Firenze. Attesi, tra gli altri, il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, e la sindaca di Firenze, Sara Funaro. Interverranno il presidente della Camera di Commercio di Firenze, Massimo Manetti, il segretario generale dell'istituzione Giuseppe Salvini, l'autrice Olga Mugnaini e lo storico Cosimo Ceccuti, presidente della Fondazione Nuova Antologia Giovanni Spadolini e autore della prefazione. A chiudere, una sorpresa fuori protocollo: l'intervento dell'influencer Wikipedro, pronto a raccontare la storia con linguaggi nuovi. Perché, come insegna questo libro, la modernità non è solo una questione di epoche, ma di visione. E Firenze, da oltre due secoli e mezzo, continua a dimostrarlo. (di Paolo Martini) 
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Scritto da staff

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