Il mercato del lavoro veneto apre il 2026 con segnali di rallentamento. A gennaio il saldo occupazionale è negativo per -2.800 posti. Si tratta di un risultato meno favorevole rispetto allo stesso mese del 2026, che si era chiuso con -700 unità. La dinamica coniuga fattori stagionali legati alla chiusura dell’anno amministrativo e una crescita delle cessazioni. Le cessazioni segnano un aumento del +5% rispetto al 2026.
Le variazioni per tipologia contrattuale e area geografica restituiscono un quadro articolato. Alcune province registrano spinte temporanee in controtendenza. Il bilancio complessivo del Veneto rimane tuttavia in terreno negativo. Tutti i dati sono raccolti nella Bussola del mercato del lavoro di Veneto Lavoro.
Tipologie contrattuali e dinamiche di assunzione
Le cessazioni aumentano soprattutto sui contratti a tempo determinato, con un incremento del 5%. L’incidenza risulta più alta per i contratti terminati per fine rapporto, che registrano un +7%. Le assunzioni crescono complessivamente del +3%, ma non bastano a invertire il saldo mensile dei contratti precari.
Contratti a termine, apprendistato e tempo indeterminato
Il saldo dei contratti a termine è negativo per -7.400 unità. Anche l’apprendistato segna una flessione, con -120 contratti. I contratti a tempo indeterminato mantengono un saldo positivo di +4.600 unità, inferiore rispetto ai +6.600 registrati nello stesso periodo del 2026.
Chi si assume e dove
Proseguendo l’analisi, le nuove assunzioni di gennaio mostrano un aumento complessivo lieve del +1% rispetto all’anno precedente. I dati demografici indicano una crescita più marcata fra i lavoratori senior (+6%), gli uomini (+2%), i contratti a tempo pieno (+3%) e i cittadini italiani (+2%). Le assunzioni di donne, stranieri e giovani restano sostanzialmente stabili.
Effetti locali legati a eventi e produzioni
La distribuzione territoriale evidenzia punte di crescita correlate ad attività specifiche. Nel bellunese le assunzioni aumentano del +16%, trainate dalla domanda di steward, hostess e camerieri per l’avvio dei Giochi Olimpici Invernali a Cortina. Nel veneziano si registra un incremento del +10%, prevalentemente riconducibile a produzioni cinematografiche. Questi incrementi riflettono una domanda di lavoro temporanea legata a eventi e produzioni locali.
Andamento per settori: differenze e criticità
In continuità con l’aumento complessivo delle nuove assunzioni, l’analisi per settori mostra tendenze divergenti tra industria, agricoltura e terziario.
L’agricoltura registra un calo mensile di -1.100 unità, rispetto a -770 nel periodo precedente. Il peggioramento riflette un aumento delle cessazioni, che crescono del 2%. Il fenomeno è legato a dinamiche stagionali e a una riduzione delle nuove attivazioni nel comparto.
Il comparto industriale presenta un saldo ancora positivo di +2.400 unità, seppure inferiore ai +3.900 dell’anno precedente. Il calo è associato a una riduzione delle nuove attivazioni (-3%) e a contrazioni settoriali marcate, come il -28% nell’occhialeria e il -10% nelle costruzioni. Nonostante un aumento delle cessazioni (+8%), filiere come il metalmeccanico e il made in Italy mantengono bilanci positivi, seppur più contenuti.
Si attende il prossimo monitoraggio mensile per verificare se le tendenze in atto si confermeranno o se si assisterà a una ripresa stagionale in alcuni comparti.
Il terziario registra un saldo negativo di -4.100 unità rispetto ai -3.800 del 2026. Tra i pochi segmenti in miglioramento emergono i servizi turistici, l’editoria e cultura e i servizi finanziari. Al contrario, si osservano contrazioni significative nella logistica (-8%), nei servizi informatici (-8%), nel commercio al dettaglio (-7%) e nelle attività professionali (-7%). Questi andamenti spiegano in parte il peggioramento complessivo del comparto terziario rilevato nell’ultimo monitoraggio.
Contratti in somministrazione e osservazioni finali
I contratti in somministrazione mantengono un profilo variabile tra settori con domanda stagionale e comparti in contrazione strutturale. Le agenzie segnalano un aumento delle attivazioni nel turismo e una riduzione nelle attività legate alla logistica e all’IT. Il prossimo monitoraggio mensile sarà determinante per verificare se le tendenze in atto si consolideranno o se si assisterà a una ripresa stagionale in alcuni comparti.
Proseguendo l’analisi, le agenzie con sede in Veneto hanno attivato 120.800 contratti in somministrazione, un livello inferiore rispetto al biennio precedente, quando i volumi si attestavano rispettivamente a 124.700 e 127.700. Il saldo occupazionale associato a questa forma contrattuale resta tuttavia leggermente positivo, con +520 unità.
I dati descrivono un avvio d’anno caratterizzato da maggiore volatilità e da effetti locali significativi. Eventi internazionali e produzioni culturali sostengono nicchie di occupazione, mentre l’aumento delle cessazioni e la contrazione di alcune filiere pesano sul saldo complessivo. Per l’analisi completa e i dettagli metodologici è consultabile la Bussola di Veneto Lavoro alla pagina www.venetolavoro.it/bussola. Il monitoraggio mensile sarà determinante per verificare l’evoluzione delle tendenze e l’eventuale ripresa stagionale in alcuni comparti.